Puoi imparare le lingue in diversi modi, ma c’è un modo ineguagliabile per imparare l’idioma locale: andare al mercato. Qui le offerte vengono spesso urlate in dialetti comprensibili solo ai residenti, ma soprattutto è il luogo dove trovare ortaggi e frutti dimenticati anche dal punto di vista linguistico, oltre che dalla grande distribuzione.
Oggi vi porto al Mercato dei Contadini che si trova alle spalle del Mercato di Porta Palazzo a Torino, vicino al settore delle carni e sotto lAntica tettoia dell’Orologio: il primo impatto è quello con una bellissima struttura in vetro e ferro di ispirazione liberty.
Addentrandosi tra i banchi del mercato, si inizia il vero viaggio nel Piemonte e nei suoi prodotti, quelli che non conoscono banchi frigo o cellophane, quelli brutti, sporchi ma buoni, quelli che hanno nomi che non avete mai sentito se non siete nati qui.
Una nota prima di iniziare: scegliere queste erbe è anche una questione economica, perché tranne gli asparagi vengono tutte vendute a 50centesimi – 1€ al chilo.

Ecco la (o il) Cuiet, che altro non è che la La Silene inflata, una pianta spontanea che fiorisce nella bella stagione: si mangia ripassata in padella con olio e aglio, precedentemente sbollentata. Ottima anche nella frittata. La trovate in altre parti d’Italia come stridoli, sciopeti o carletti.

Il Cuiet, ossia Silene Inflata

Il Cuiet, ossia Silene Inflata

Qui sotto vedete il Luvertin, nome piemontese per i germogli del luppolo selvatico: cresce vicino ai corsi d’acqua, avvinghiato ad alberi e arbusti. La morte sua è col burro o con l’uovo.
In altre parti d’Italia si chiamano bruscandoli.

Luvertin del Mercato di Porta Palazzo a Torino

Luvertin del Mercato di Porta Palazzo a Torino

Al mercato troverete anche le Rosole, ossia i papaveri (proprio quelli, colti prima che il fiore germogli): leggermente amarognoli, passati in padella con olio e aglio sono un piatto gustosissimo. Si riducono moltissimo, quindi non siate parchi nell’acquisto.

Le rosole, ossia i papaveri

Le rosole, ossia i papaveri

Il nome più simpatico, però, lo ha il Barbabuc, ossia la scorzobianca: si possono utilizzare radici e foglie, queste ultime si consumano sia crude in insalata che cotte in minestre.

il Barbabuc

il Barbabuc

Un’ultima panoramica su ortaggi che avete già sentito ma magari mai assaggiato: dall’alto in basso la senape in foglie, ottima coi risotti; gli asparagi selvatici, per frittate o zuppe; la borragine, di cui potete suggere il succo dei fiori (e usare le foglie per riempire i ravioli).

Senape in foglie

Senape in foglie

Gli asparagi selvatici, esposti in un elegante secchio

Asparagi selvatici, esposti in un elegante secchio

La borragine

Borragine

Conoscevate queste piante, ne avete altre poco conosciute da segnalare?