Ci sono cose che ci definiscono, che ci rendono quello che siamo, che fanno parte di noi. Alcune molto belle, altre estremamente brutte, altre ancora dannose. Sono ricordi di sapori dolci e di quasi insignificanti tratti urbani. Sono un odore che richiama l’estate con i nonni, il rumore del treno in una mattina d’inverno, la ghiaia a coprire un tratto di strada sterrato, il sale secco sulle gambe. Per alcuni di noi ci sono anche scale in rovina, per altri stalle dagli odori pungenti, ma anche profili di fabbriche e luoghi incontrati una sola volta, per caso.

E’così per me, per voi, e per Ricardo Bofill, famoso architetto spagnolo fondatore de il Ricardo Bofill Taller de Arquitectura (1963). Nel 1973 Ricardo guidò lungo una strada che correva vicino a un enorme cementificio (contava più di 30 silos, circa 4 km di gallerie sotterranee e un’enorme sala macchine) nei pressi di Barcellona, precisamente a Sant Just Desvern. Quando scoprì che il cementificio sarebbe stato presto chiuso e il terreno messo in vendita, decise di acquistarlo. Comprò quei circa 3100 metri quadrati e tutto quello che ci stava sopra. Che trasformò nel suo studio di architettura e nella sua dimora privata.

La nascita de La Fábrica di Bofill.

Dei 30 silos originali, ne tenne in piedi solo 8. Cominciò un processo di eliminazione del superfluo – comprese scale che non portavano da nessuna parte e muri di cemento armato che non sostenevano nulla – per arrivare all’essenza del luogo e poter poi occuparsi dell’organizzazione degli spazi.

© Richard Powers

Negli 8 silos salvati vennero progettati uffici, studi, archivi, una biblioteca, una sala di proiezione e uno spazio enorme, chiamato “La Catedral” in cui si ospitano concerti, mostre ed eventi culturali legati all’architettura. In esterno invece, si decise di piantare ulivi, palme, eucalipti, cipressi, creando un’oasi verde e rigogliosa che sembra abbia il compito di proteggere la magia del luogo.

Questo meraviglioso progetto, oggi conosciuto a tutti come “La Fábrica”, è, a detta dello stesso Bofill, un lavoro sempre in evoluzione e mutamento, come la vita, del resto. 

la fabrica ricardo bofill

© Richard Powers

Non sapendo se è possibile visitarla, linkiamo qui la pagina in cui l’architetto ne racconta ogni spazio che la compone. E qui sotto una splendida video-intervista di Albert Moya per NOWNESS.