Abbiamo sentito parlare spesso di Elisa Bee, sia per le sue produzioni e dj set che per il suo lavoro a Babylon Radio2. A fine settembre è uscito il suo nuovo Mind Game EP per l’etichetta inglese Unknown To The Unknown (per gli amici UTTU), un concentrato tech-house che Elisa ha creato traccia dopo traccia quasi come fosse la colonna sonora delle sue passioni “non musicali”, dalla fisica alle correnti filosofiche orientali. Kalpa è un termine usato nella cosmologia buddhista e induista per indicare i cicli cosmici, le Pulsar sono stelle di neutroni e con Nebula gli occhi restano puntati verso lo spazio interstellare.

Abbiamo conosciuto meglio Elisa Bee con questa intervista, accompagnata da una playlist creata appositamente per noi e per scaldare i vostri pre-serata. Un’ora di musica in cui troverete anche pezzi nuovi di zecca, come Ice Breaker di Shigeto e Truth Or Dare di Kelela.

CB: Ciao Elisa, per prima cosa vorrei sapere quando e come è nata la tua passione per la musica. Come sei diventata una DJ?
Elisa Bee:
Non saprei dirti precisamente né quando né come, perché ricordo semplicemente di essere nata con questa passione. Quando ero davvero molto piccola avevo un piccolo stereo nel quale collegavo un microfono e registravo su cassetta dei miei assurdi programmi radio, dove facevo da speaker e cantavo anche le canzoni! Ritrovare quelle cassette sarebbe bello, oltre che imbarazzante! Non so come lo stereo e il microfono siano capitati a casa mia, perché non provengo da una famiglia di appassionati di musica o di persone legate in qualche modo ad essa. Ho avuto modo di vedere coi miei occhi un DJ all’opera solo molto dopo, appena dopo il diploma: ho capito subito che mi sarebbe piaciuto farlo, così dopo la laurea mi sono dedicata solo a quello.

Tu sei sarda, ma da otto anni vivi a Milano, dove di certo concerti e serate non mancano mai. Ti capita di pensare a come sarebbe andata se non ti fossi trasferita? C’è qualcosa che ti manca in particolare?
Certo e non solo mi capita di pensarlo, ma credo anche di sapere esattamente come sarebbe andata. Per poter conoscere me stessa ed esprimermi in maniera libera ho dovuto necessariamente “staccarmi” dal cordone ombelicale della famiglia e da una realtà (quella di Alghero, mia città natale) che non ha molto da offrire a livello musicale. Attenzione, non che manchi il fermento: ci sono tantissimi musicisti, produttori o anche appassionati che provano e hanno provato in tanti modi a far “succedere qualcosa”, ma è davvero difficile e spesso i risultati sono molto scoraggianti. Mi manca molto il mare come presenza, perché Alghero si trova proprio sulla costa e abbiamo anche una grande spiaggia in città; e mi manca tanto anche la mia bellissima famiglia!

Ti immagini ancora a Milano fra qualche anno?
Sinceramente no. Milano mi piace tanto, ma sento sempre più il bisogno di avere vicino la natura, le persone che amo e di vivere in un modo diverso da quello che porto avanti a Milano, forse più simile a quello della piccola cittadina nella quale sono nata. Non mi allontanerei troppo nel futuro prossimo, ma non vedo la mia vecchiaia a Milano ecco!

Lavorando nel mondo dei club, quando non sei tu a mettere i dischi quanto spesso frequenti i locali?
Li frequento fondamentalmente quando ospitano artisti che mi interessano, quindi nel caso di Milano mediamente spesso, ma non ho troppi problemi anche a spostarmi!

Abbiamo letto che Mind Game è stato ispirato dai tuoi interessi per la fisica e la filosofia. Pulsar, Nebula, sono titoli che rimandono ad atmosfere cosmiche. Ci racconti meglio com’è andata?
Sono sempre stata appassionata di filosofia, fin dal liceo, mentre la “fissa” della fisica è arrivata più tardi, qualche anno fa. Ma è stato soprattutto nell’ultimo anno che mi sono dedicata a letture più approfondite su questi temi, che mi sono messa sotto a studiare da sola i lati che più mi affascinavano e mi affascinano e a scoprirne di nuovi (come quello sulle filosofie e i misticismi orientali). Così è stato per me naturale “tradurre” in musica le atmosfere che queste letture hanno costruito nella mia mente: nel caso di Pulsar, l’ispirazione è arrivata grazie ad un amico che mi ha fatto vedere un video su YouTube dove si possono ascoltare i suoni di una stella pulsar registrati nello spazio; per quanto riguarda Awaken, per esempio, la fonte di ispirazione sono state le letture sugli stati superiori che i mistici orientali raggiungono durante le loro meditazioni… e così via.

I pezzi di Mind Game sono nati tutti circa nello stesso periodo o vengono da momenti e influenze diverse?
Si, sono nati tutti nello stesso periodo, insieme a tantissimi altri che spero vedano presto la luce! Si parla di circa un anno fa, per essere precisi.

Questo EP è uscito per la label inglese Unknown To The Unknown (UTTU), ma ben prima di questa pubblicazione hai spesso fatto uscire tuoi pezzi per etichette internazionali (Southern Fried, Fool’s Gold, Booty Call ecc.). Molti DJs italiani hanno trovato un bel riscontro all’estero, pensi che in Italia manchi ancora qualcosa in termini di club culture?
Parlando dal punto di vista di persona che ci si trova in mezzo e che inevitabilmente deve tirar fuori la parola “lavoro”, non posso nascondere che spesso manca la professionalità e mi è capitato di avere a che fare con “improvvisati” o sentire amici e conoscenti parlare delle stesse spiacevoli questioni. Dall’altro lato ci sono tantissime situazioni super interessanti nelle quali la club culture viene valorizzata e vissuta al meglio; ma credo che un pò in tutto il mondo ci siano circostanze e problematiche simili, in certi posti di più e in certi posti chiaramente meno.

Una cosabella.
Mia nonna che mi chiama “Stellì”.

 

Qui sotto la playlist di Elisa Bee x Cosebelle Mag!