Nel 1974 veniva pubblicato in America La corsa di Billy di Patricia Nell Warren, il primo romanzo gay ad entrare nella New York Times bestseller list. Nel 2017 Fazi editore propone una edizione nuova del romanzo e non potrebbe essere scelta più azzeccata: temi ancora attuali nonostante siano passati più di 40 anni dall’esordio. La Warren ha scritto il romanzo di nascosto, nelle pause pranzo del lavoro, per evitare che suo marito omofobo la scoprisse. Ma dalla sua uscita non solo Patricia è diventata un attivista dei diritti LGBT, ma La corsa di Billy è diventata ispirazione per molte comunità di corridori amatoriali gay che hanno preso il nome proprio dal romanzo: i Front runner.

La corsa di Billy copertina fazi editore

Il protagonista è Harlan Brown, ex corridore, ex militare, allenatore di atletica per il Prescott College, che si vede arrivare in squadra tre dei migliori fondisti degli Stati Uniti cacciati dalla loro università perché gay. Tra di loro c’è lui, Billy Sive.

Mi guardava tranquillo attraverso i suoi occhiali dalla montatura dorata. Dietro quelle lenti c’erano gli occhi più belli che avessi mai visto in un uomo. Erano di un limpido grigio-azzurro, ma a renderli così belli era l’espressione orgogliosa e spaventosamente candida.

Harlan accetta il loro arrivo con grande riluttanza. È gay anche lui, non ha fatto grandi proclami sulla questione e ha un passato travagliato: un padre totalmente devoto al culto della virilità, il mondo dello sport che respinge la parola gay e qualsiasi outing, la complicata accettazione della sua omosessualità e una lunga parentesi di sesso occasionale e a pagamento nella New York di fine anni ’60.

L’omosessualità è il grande scheletro nell’armadio dell’atletica americana.

Harlan è l’io narrante, ma andando avanti nella lettura il personaggio di Billy cresce in una narrazione asciutta e nitida, piena di dettagli sulla corsa (la Warren era una corridora esperta) e sulla difficoltà di essere gay dichiarato nell’America di quegli anni. La vita dei personaggi ha come sfondo le lotte per i diritti civili della comunità LGBT, le violenze, le manifestazioni che scardinano le fondamenta bigotte della società americana, quelle che tuttora si fanno strada con la recente ondata di populismo e nazionalismo.

A volte mi domandavo se quel particolare odio che gli americani provano per l’omosessualità non sia dovuto al fatto che è così radicata nella nostra storia, dove la sua presenza tacita e misconosciuta è tanto diffusa.

La corsa di Billy è la storia di un uomo, uno sportivo, e del suo rapporto con Billy Sive, colui che diventerà, suo malgrado, il simbolo delle lotte di tutti i gay americani: “Il caso Billy Sive” lo chiameranno. C’è una storia d’amore totalizzante, quelle fatte di sentimenti furiosi, accecanti e romantici, ma c’è anche il sesso, la devozione per la corsa e l’allenamento, il culto del corpo. Quella della Warren è una scrittura talmente potente che alla fine del romanzo senti il bisogno di prendere un paio di scarpe da running e andare.
Ma si tratta anche di un romanzo commovente che rivela, pur con personaggi fittizi, tutto quello che è stata la lotta della comunità LGBT nell’America degli anni ’60 e ’70. E con sé porta, anche, la critica feroce, e dolorosamente contemporanea, al concetto di virilità che tuttora permea l’intera società americana e all’incomprensibile negazione dei diritti più elementari. A cornice di ciò una scrittura fortemente “cinematografica”: ti sembra di vederli correre quei protagonisti, di sentire la loro fatica, il loro sudore, mentre vanno incontro ad un finale struggente, volutamente violento, da molti criticato, ma forse l’unico possibile.

La corsa di Billy è un libro estremamente contemporaneo, necessario per i gay, ma anche per gli eterosessuali, per conoscere, capire e prendere l’unica posizione possibile in una società moderna: quella della fratellanza e dell’accettazione.

In copertina: Houston front runner alla Gay Pride run, NY, 1984- credits