Little Venice.
Allora, ci sono un Italiano, un Inglese e uno Scozzese (tutti e tre con la lettera maiuscola e del genere molto stereotipato). L’Italiano (gradasso): “Oh ma lo sapete che in Italia abbiamo una città costruita sull’acqua?” L’inglese (ubriacone): “Una città sull’acqua? Che sciocchezza. Se l’avessimo fondata noi, sarebbe stata una città sulla birra”. Lo scozzese (amministratore oculato): “Una città sulla birra? Che spreco!”. L’inglese (tra sé e sé): “Però…l’idea non è male…” Possiamo immaginare che Little Venice sia nata così. Ovvio che no, non è andata così.

E’ stato il poeta Robert Browning a dar nome al piccolo gioiello terracqueo a sud dell’elegante quartiere di Maida Vale a Londra. Sia che passeggiate lungo i canali in un silenzioso mattino, incantandovi ai riflessi di alberi sottili o ammirando dai ponticelli il lento scorrere delle imbarcazioni, sia che vi godiate una birra, appunto, o magari un più esotico bicchiere di vino, in uno dei bar lungo i corsi d’acqua, val la pena farci un salto.

Sì, gli inglesi restano contadini e marinai. E come con la vegetazione, domata nelle forme controllate e sicure dei giardini urbani, così è stato anche con il mare, che da sempre hanno solcato da pirati e da esploratori, da commericanti e da soldati; perché gli inglesi credono nella loro missione storica di ridurre la natura a cultura, l’eccesso a rigore, l’emozione a forma. “Britannia, rule the waves” e così è stato, l’impetuoso oceano ridotto a educata via d’acqua, per salutari passeggiate e ispirazioni poetiche di giorno e poi, finalmente sciolti dall’alcol, divertimento di sera. Il peggio che può succedere è cadere nel canale.