Anche quest’anno si parte. Direzione Barcellona, Primavera Sound Festival. Certe volte si dice che rifare quella stessa cosa è sempre come la prima. Con il Primavera Sound, invece, no.

Il che non significa che sia meno bello, anzi. Il motivo per cui si torna è proprio questo: si sa quello che si trova, si sa come sono quei giorni passati a camminare tantissimo, a invertire il giorno con la notte, a decidere chi vedere mentre l’app del festival ogni 15 minuti ti manda un promemoria per l’imminente concerto che hai stellinato nella line-up in preda a quel momento compulsivo di fomo che ti fa dire di sì a tutti e a tutto, in barba a quel dono dell’ubiquità che continui a non avere. Si sa quanto è bella quella stanchezza, quelle migliaia di persone ordinate (sì, avete letto bene, ordinate. Al Primavera Sound è tutto abbastanza ordinato, anche per questo è bello) che si spostano da una parte all’altra. E poi si arriva a Barcellona, sempre bellissima, sempre gioiosa, che ti accoglie a ogni ora del giorno con i suoi piattini di tapas, di pescetti fritti, di quello che poi sarà il tuo unico pasto della giornata, per questo – come sapete – battezzato dalle Cber “brunchinner”.

Si parte con la tristezza di sapere che uno dei pochi “artisti da Coachella”, Frank Ocean, ha allegramente bidonato il festival a distanza di meno di una settimana. Ero già lì, al tavolo con le amiche che mi bullavo della cosa, quando alle nove di sera di sabato leggo il triste pacco. Certo, c’è un botto di altra roba bellissima, però capite bene che uno come Ocean ti dava un po’ quella sensazione di festival internazionale che ti fa vedere delle cose super fighe (sì, Jamie XX è figo lo stesso, sì però ecco insomma non ci si comporta così). Ho quindi deciso che il pacco oceanico è un chiaro segnale per girare il tutto in modalità avanscoperta. Non mi perderò i miei concerti must (Bon Iver, Arcade Fire, The XX) però cercherò di non perdermi i live dei gruppi che ho sentito poco ma che potrebbero spaccare. Su questo fronte il Pitchfork stage è sempre una garanzia di scoperte. Lo scorso anno è successo così in un paio di occasioni, soprattutto con i Car seat headrest, che poi ho ascoltato per tutto l’anno abbastanza in loop.

Ho deciso quindi che il pacco oceanico è un chiaro segnale per quello che sta già capitando da un po’ di tempo a questa parte e che sottolinea che questa è la strada giusta: provare, cambiare, sperimentare, non puntare solo e soltanto sulle colonne portanti, ma ogni tanto contare anche su qualche appoggio che può sembrare poco stabile ma che invece poi si rivela robusto e sì nuovo, ma proprio per questo punto di partenza per una vista e un percorso completamente diverso rispetto a dove si era partiti.

Dai, stavolta non potete lamentarvi, la Cassettina di maggio ha lasciato il sermone solo in fondo e per poche righe. Pochissimo cuore aperto ma tanta dichiarazione d’intenti. Dopotutto si parte, e quando si parte è sempre bello, perché non si sa mai come si torna indietro. Anche con l’ormai vecchio amico Primavera Sound è lo stesso. Alla faccia di quello che dicevo all’inizio, che ci si va proprio perché si sa quello che si trova. È vero, ma non sai come ti ritrovi tu. Proprio come dopo ogni viaggio.
Anche nella Cassettina di maggio ci sono sempre dieci pezzi (non fa ridere che la Cassettina di maggio esca il 30? Certo che sì, ma è validissima anche per tutto giugno, come tutte le cassettine. Le avete mai provate ad ascoltare dopo un po’ di tempo? Io sì e, sarò di parte, ma spaccano sempre). Ovviamente, essendoci aria di festival, la scelta è caduta su dieci artisti che si esibiranno nei palchi di Barcellona, per questo sono rimasti in panchina alcuni brani usciti in queste settimane che sono già in loop ma che non sono pertinenti (vorrà dire che la Cassettina di giugno uscirà un po’ prima, ok?). Arcade Fire, The XX, Solange, Mac de Marco, Bon Iver, Angel Olsen sono vecchie conoscenze della Cassettina, per cui figuriamoci se non me li guarderò estasiata. Però ho deciso di non inserirli. La Cassettina di maggio esplora e quindi nessun artista già “cassettato”. Aphex Twin, Jamie XX, Flying Lotus, Tycho, Jens Lekman saranno mica robetta. Ma ammetto che i Whitney, i Glass Animals, The Growlers, Hamilton Leithauser e Joey Purp non li conoscevo e sono curiosissima di vederli proprio perché li ho scoperti in questi mesi pre-Primavera, spulciando la line-up per capire se valeva la pena inserirli nel mio programma personale.

Quando si torna poi queste cassettine non sempre rispecchiano quello che si è visto. Capitano delusioni per artisti che volevi tanto vedere e innamoramenti folgoranti per gruppi che manco conoscevi quando eri partita. Insomma, ecco, di nuovo: quando si parte non si sa mai come si torna. Anche la Cassettina. Per questo ho pensato che al ritorno potrei modificarla in base alle nuove cose che avrò scoperto. Non è una figata? Così è come se diventasse nuova, in attesa della successiva.

È inutile, ora siete proprio costretti a seguirla, così poi saprete come va a finire (nel frattempo seguiteci e seguitemi su Instagram, lì vi racconterò il day by day del Primavera Sound, che merita sempre. In più c’è il canale Red Bull per lo streaming, così vedrete i concerti senza camminare chilometri. Mica male).
Intanto eccola.

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La copertina della Cassettina di maggio è a cura di Luca Galavotti.