Questa Cassettina di aprile è come lo stipendio, arriva il 27 del mese.
E magari ha poco senso chiamarla Cassettina di aprile, dato che mancano tre giorni all’inizio di maggio. Ma che ci volete fare, il tempo è quello che è e pure la precedente non è uscita proprio proprio il primo del mese.

Facciamo così, fate pure affidamento sulle Cassettine, ci mancherebbe. Ma non fate affidamento sulla data precisa di uscita perché sennò poi finisce che non ci si fida più e senza scomodare volpi e piccoli principi lo sappiamo bene che non fidarsi degli altri nella vita è una sensazione molto brutta.

Visto che esce a cavallo del nuovo mese, però, ho fatto in modo che potesse andare bene anche per quello che è il mese più bello e radioso: maggio. Che potesse fare da colonna sonora per questo ennesimo weekend lungo che ci si para davanti ma che poi funzionasse ugualmente sotto la doccia, nelle corse che ci separano dalla prova costume, nelle session in cucina o davanti lo specchio. No, questa Cassettina di aprile non è molto adatta per piangere stringendo il cuscino o per fare meditazione. Per quello potete tranquillamente pescare tra le tante precedenti che in più occasioni non si sono risparmiate quanto a fedeli compagne di giornate paranoiche e uggiose. Qui si pensa a tutti, senza distinzioni. Però stavolta si molleggia sulle ginocchia, si fa la faccia da duri e si inforcano pesanti occhiali da sole e se ce li avete anche dei collanozzi esagerati. Si rappa. E se non ci si riesce a star dietro alle mille parole al secondo basta che fare sì con la testa con fare convinto + movimento del braccio semi-compiaciuto.

Nella Cassettina di aprile tenetevi forte: si rappa.

Perché tutta questa parte didascalica? Perché mi sono ritrovata ad ascoltare hip-hop che manco me ne sono accorta. Mi sono ritrovata a fare delle pose simili a quelle descritte poco sopra e manco me ne sono accorta. Alla mia veneranda età, signora mia. Come un ragazzetto col new era qualunque che adora gli youtuber con nomi improbabili e milioni di visualizzazioni e io manco so chi siano.

Cosa è successo? Perché riesco a digerire l’hip-hop? E perché, soprattutto, mi gasa?
Questa Cassettina in realtà prova a mettere in fila ciò che compare sparso nelle mie giornate, comunque cadenzate dai soliti ascolti in linea con l’algoritmo Spotify che mi rappresenta. Ma devo ammettere che certa roba è ben fatta, carica da morire e ti fa guardare tutto e tutti con lo sguardo bello diretto ad altezza occhi. E dio solo sa quanto a volte ce ne sia il bisogno. Non mi posso assolutamente permettere di trovare il senso del disco di Kendrick Lamar, come fanno certi blog e come poi cantano certi artisti nostrani. Posso però dire che mi piace sorprendermi ad ascoltarlo e scegliere poi di risentirlo. Colpa della curiosità, innanzitutto. E poi quella sensazione di stanca che ormai ci pervade quando ci mettiamo davanti al player e stiamo lì a ripeterci e adesso che cosa ascolto? (una settimana fa ho dato una chance all’ultimo dei Take That. Era meglio di no. Brutto brutto). Come se davvero avessi già ascoltato tutto. Ma è davvero come se sentissi il bisogno di qualcosa di nuovo e diverso (e mi pare che la cosa sia parecchio diffusa anche tra chi crea, certe contaminazioni anche con sonorità lontane dai classici ritmi “occidentali” io me li spiego così). Anche solo per sbatterci la testa e dire ok, ci ho provato, adesso però ridatemi i miei The National o boh.
E invece no.
E invece non ci trovate solo hip-hop ma ci sono Frank Ocean, Run the Jewels, Kate Tempest e Sampha per alleggerire un po’ (tutti e quattro al prossimo Primavera Sound, che noi continuiamo a chiamare #primaverabello e che continueremo a raccontarvi su queste pagine). Kendrick Lamar e Drake (ditemi se con questa Get it together non siete già lì a recriminare il vostro margarita) e poi un paio di italiani che ci piacciono (ma ammetto che in italiano continuo a fare un po’ più fatica) come Achille Lauro, Ensi. Infine, un tocco di Clap! Clap! e Mac Miller con un pezzo un po’ più vecchio ma su, dai, ci stava alla grande.

Avete presente quelli che dicono che non si cambia mai? Che si è tutto sommato sempre gli stessi, solo più vecchi, più saggi e quindi più rompi palle? Ecco, non dategli retta. Forse funzionava quando si viveva quarant’anni e il massimo era andare a quaranta chilometri da dove si viveva. Adesso si cambia eccome. La Cassettina di aprile è qui per dimostrarlo. Godetevela mentre senza vergogna vi atteggiate da niggah e date il benvenuto a nuove piccole parti di voi (oppure chiudetela dopo pochi minuti che avete messo play, si può comunque fare. Però è primavera, se non ci si prova ora, quando?).

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Le altre Cassettine le trovate tutte qui.

La copertina della Cassettina di aprile è a cura di Alessandro Ruggieri.