Viaggiare è di per sé un processo che ci cambia, ci arricchisce e, talvolta, ci spoglia di ciò che scopriamo essere superfluo. Non è necessario intraprendere grandi esplorazioni o macinare miglia, ciò che conta è la curiosità e la nostra apertura a ciò che incontriamo. Il vicolo dietro casa, il parco accanto al fidato supermercato o l’interno del portone dove, per coincidenze temporali, per voi risiede l’operatore ecologico (per altro tronfio del moderno nome pomposo) che ogni giorno incrociate. Ogni luogo ha del potenziale, sta a noi dargli la parola. Con la primavera che ci pulsa vitalità nelle vene ed il solletico della natura che si agghinda per i nostri sensi è tempo di cavalcare l’onda della curiosità e regalarvi un piccolo viaggio.

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Illustrazione di ELENA XAUSA

Non dovrete prendere ore di permesso ne impegnarvi il week end. Se siete vergini dell’operazione mezz’oretta dovrebbe bastarvi mentre se siete vecchie volpi come la sottoscritta magari un’oretta vi scivolerà tra le dita. Liberate la mente, allenate gli occhi e, rigorosamente con le mani in tasca, entrate in un’enoteca, meglio se nella versione più sciolta della Bottiglieria (questo nome riempie la bocca, mette in moto tantissimi muscoli del viso se pronunciandola ci sia abbandona con le labbra molli, è già un programma notevole sin dal titolo). Adoro perdutamente le bottiglierie, per me sono dei “non luoghi”, non rientrano nel classico negozio che propone un prodotto e in cui ci si reca meramente per acquistare. Sono una terra di mezzo, un territorio in cui si può viaggiare, intraprendendo un dialogo muto, ricco di colori con un’infinità di vini che attendono, maestosi, di poter raccontare la loro storia.
Le enoteche, o bottiglierie se siete fortunate, per me sono come una libreria, un’avventura fatta a luogo. Se non vi siete mai imbarcate in quest’esperienza è il momento di farlo. Siamo in fase d’inserimento delle nuove annate. Le aziende produttrici, come brave puerpere, hanno coccolato e nutrito le loro creature e ore sono pronte a lasciarle andare nel mondo. Gli scaffali, tendenzialmente semplici, spogli e fitti, si vestono delle nuove bottiglie, spuntano nuove etichette, maliardi design, sinuose forme. I rosati rifulgono, nello splendore delle loro migliori tavolozze, vive, cariche, dimentichi della loro caducità. I bianchi in bottiglia trasparente vi illuminano con i loro paglierini carichi ipnotizzandovi con eleganti riflessi verdolini; quelli in bottiglia scura fanno i timidi ma lasciano il segno con la loro eleganza. Gli spumanti schiamazzano con i loro codici festosi, invogliandovi ad una rapida scelta.
I rossi vanno di styling, non potendo mostrarsi troppo, consapevoli della loro acerbità (bere un rosso appena uscito, annata 2013, a meno che non sia un uvaggio di pronta beva, non è una grande idea, in taluni casi è un atto di pseudo pedofilia).

Scene da bottiglieria

Scene da bottiglieria

Piovono gli stimoli ma in maniera educata e disciplinata. Il percorso è libero (generalmente il padrone di casa non vi infastidirà a meno che non lo chiamiate in causa, sa che state intraprendendo un viaggio e non vuole intromettersi), indirizzato dalla ratio dell’allestitore che potrà essere orientato per genere oppure per origine. Nel primo caso vi imbatterete nei bianchi, nei rosè, nei rossi, negli spumanti e nei vini da meditazione, nel secondo, che prediligo, potrete tuffarvi nella ricchezza di ogni regione.
Vi consiglio un primo approccio superficiale. Passeggiate con nonchalance tra gli scaffali, fate scivolare lo sguardo senza criterio, lasciandolo riposare dove troverà interesse. Scoprite nomi insoliti, nuovi vini di cui ignoravate l’esistenza. Toccate le etichette. Sperimentate la rugosità della carta, i testi in rilievo, gli incavi delle bottiglie. Mettetevi in ascolto. Arriveranno segnali. Prendete le bottiglie che vi comunicheranno qualcosa. Leggetele. Immaginate la storia che potrebbe scrivere con voi quel vino. Interrogate e fatevi rispondere. Sospendete il giudizio. Se amate i bianchi indugiate più a lungo tra i rossi e viceversa, rompete i vostri schemi, potreste ritrovarvi con più di una bottiglia inaspettata in mano.
Se ve la sentite e non siete sazi potete chiamare in causa il boss della bottiglieria per fargli domande e nutrire la vostra curiosità. Un buon padrone di casa non avrà la smania di vendervi qualcosa ma passione strabordante che aggiungerà dettagli alle storie che avete costruito. Se il fato vi assiste potreste anche incappare in degustazioni, riuscendo ad assaporare nuovi nettari per i vostri palati.
Almeno 40 minuti dovrebbero essere passati e sicuramente non sarete più gli stessi che avevano varcato l’angusta soglia (nel mio immaginario l’ingresso angusto e foriero di tesori). Presumibilmente avrete scelto almeno una bottiglia, che starete custodendo come un bottino prezioso perché eletto in mezzo a mille. Avrete una gran voglia di assaggiarla per scoprire se l’affascinante dialogo muto che vi ha portato a lei si trasformerà in una sinfonia orchestrale di sapori.
Non vi rubo altro tempo, affilate il cavatappi e buona fortuna!