A sud di Tower Hill.


Tutti, ma proprio tutti, quando vanno a Londra per la prima volta vanno qui:

Bella eh? Mi è venuta fuori quasi una cartolina.

Giusto. La prima volta bisogna visitare i luoghi turistici. Buckingham Palace, Parliament Square, e naturalmente Tower Bridge e la Torre di Londra. Vedere coi propri occhi ciò che si è visto mille volte sui libri o in tv, scattare la foto ricordo, visitare il museo e il negozio, e magari andar via con un trofeo kitsch tipo la saliera a forma di Big Ben o lo schiaccianoci-Beefeater. Va bene.
Così, ce ne siamo liberati. Lo abbiamo fatto. E dalla prossima volta, invece di andare lì, faremo qualcos’altro. Ad esempio, con banale ma efficace scatto, passare alla sponda opposta. Lì è il contraltare moderno all’antica torre. L’avanguardia opposta alla storia.

Di contro ai bastioni normanni, ai ponti levatoi, alle guardie con l’alabarda, ai corvi che assicurano l’eternità del luogo, alle eco delle grida dei principini imprigionati nelle segrete, rispondono l’architettura contemporanea, gli incrociatori della Seconda Guerra Mondiale, il vetro, il cemento, giù fino a Southbank con le mostre, i caffè, il sushi, la Queen Elizabeth Hall e il BFI. Tipico doppio gioco all’inglese: Londra, da buona mamma, con una mano ti accarezza rassicurante e con l’altra ti spinge verso il futuro.

Andate, preferibilmente nel tardo pomeriggio, quando (pronti per la poesia?) il sole calante irradia come fuoco sull’acqua del fiume, si riflette sulle superfici specchianti degli uffici, accende improvvisi bagliori arancioni sulle finestre. Percorrete il Queen’s Walk. Scoprite un vascello imprigionato fra due palazzi. Rendete omaggio al genio di Shakespeare davanti al Globe Theatre. Fermatevi ad uno dei bar. Fino a quando si fa buio; allora, lungo le rive si accendono le luci, e nel cielo le stelle, riflesse dal fiume. E sorridendosi benevole le due metà ridiventano una: un’unica avvolgente coperta notturna tempestata di diamanti.