Art Attacks

Alle elementari, o forse ero ancora all’asilo, non facevo che dire che il mio lavoro, da grande, sarebbe stato inventare quei cosi con il cartoncino e la colla che si facevano nell’ora di educazione artistica. Mentre lanciavo grumi rappresi di pritt stick sul tappeto della sala, in realtà, non mi ero allontanata troppo dal prevedere il futuro, ma allora, ovviamente, non potevo saperlo: art attack non esisteva ancora, i computer erano una roba da fantascienza, e poi non avevo mai visto il portfolio di Kyle Bean, che di certo mi avrebbe aiutata a capire quanto quel sogno potesse diventare realtà.

Kyle Bean è uno di quei soliti designer, quelli che, dannazione, sono giovanissimi eppure già così bravi da essere stati segnalati su riviste quali Creative Review e su blog influenti come Fubiz.

Kyle Bean è un altro di quei maledetti che si sono laureati l’altro ieri eppure hanno già lavorato per gente tipo Wallpaper*, New York Times, BBC e Louis Vuitton.

Kyle Bean, di sicuro, dev’essere stato un altro di quelli che stressavano i loro genitori chiedendo come si facesse a diventare inventori e che finivano tutta la carta stagnola e gli stuzzicadenti per fare “i lavoretti”.

Scommetto, però, che il suo salotto non era tutto impiastricciato di colla stick.