Julia Holter

A guardarla in faccia, Julia Holter, non ci verrebbe propriamente da definirla una rebel girl. Men che meno se mettiamo su il suo nuovo album, Have You in My Wilderness, che inizia con le note di un harpsichord.
Sì, un harpsichord, e sì, nel 2015.

Eppure a Julia Shammas Holter, ex insegnante dalla voce incantevole, praticamente una sorta di Jessica Day della musica indipendente (ma, a differenza del personaggio di New Girl, priva di una passione smodata per l’eyeliner), le regole non piacciono granché. Regole come quelle della composizione, per esempio, alle quali ha preferito una creatività artistica ispirata da armonie più caotiche.

Julia Holter - Have You in My Wilderness

Sul sito di Domino Records Have You in My Wilderness viene definito: «Julia Holter’s most intimate album yet, a collection of radiant ballads» e, sebbene il disco sia uscito solo il 25 settembre, è già considerato il suo lavoro più maturo e una delle highlights del 2015.

Insomma, non fatevi cogliere impreparati: la losangelina Julia è nel novero delle musiciste più poliedriche di questi anni e ha già pronte diverse frecce al suo arco, da scoccare per farvi perdutamente innamorare della sua musica.
Dieci, per l’esattezza, nel caso di Have You in My Wilderness: tante sono le tracce con cui Holter lascia espandere la propria personalità nelle infinite direzioni in cui il suono la conduce.

Julia Holter

Ed è con levità che riesce a fondere la necessità di percorrere un tracciato nuovo e personale con un art-pop accessibile e, al tempo stesso, enigmatico. I fondali che Julia scandaglia, ben consapevole della propria natura di sirena ammaliante, sono popolati da ricche suggestioni. Un songwriting colto, che in passato ha attinto da un repertorio piuttosto inusuale: la tragedia greca, per esempio, ma anche il kraut-rock; cucendo, nel frattempo, una cerniera tra acustica ed elettronica.

Un buon gruzzolo di esperienze messe a frutto, in Have You in My Wilderness, per dare espressione a un cangiante assortimento di sentimenti e sensazioni. Julia Holter è a suo agio con l’avanguardia e la sperimentazione e ne dà prova in Vasquez, premendo l’acceleratore e sfrecciando tra un genere e l’altro, rilassandosi poi in atmosfere più sognanti e cerebrali, come Lucette Stranded on the Island.

L’apripista Feel You è un incontro felice tra i Prefab Sprout e Laurie Anderson, mentre in Sea Calls Me Home Julia sfoggia una seducente naturalezza pop da vera diva. Betsy on the Roof è un piccolo capolavoro emotivamente traboccante, senza l’ombra di un sentimentalismo.

L’autunno non poteva iniziare meglio di così: Julia Holter gioca con la struttura delle sue canzoni come l’autunno fa con le sfumature di colori caldi della sua palette. Have You in My Wilderness è il gomitolo variopinto da dipanare da qui alla fine della stagione, una nota alla volta.