A primo sguardo il Giappone e i paesi nordici sono diversi come notte e giorno, senza alcun patrimonio culturale o storico che li leghi insieme. Ma dando un’occhiata più da vicino iniziano a emergere alcuni punti in comune. I finlandesi hanno quasi un’ossessione per la sauna e per il rituale del bagno – tipico anche dei giapponesi. Gli svedesi hanno una predilezione per il pesce crudo, che siano aringhe o l’imbattibile sushi del Giappone. I norvegesi celebrano la natura, aspirano alla tranquillità e adorano i giardini armoniosi. Ma la nazione nordica che probabilmente ha il rapporto più attivo, in materia di design, con il Giappone è la Danimarca. Si tratta di uno scambio commerciale e culturale iniziato circa 150 anni fa, e che continua a crescere, consolidandosi sempre di più. Tre designer locali – Oki Sato di Nendo, Thomas Lykke di OEO Studio, e Aya Okamura di Ayanomimi – ci raccontano perché.

Inspiration

I danesi danno il merito di questo legame a un estimatore del Giappone vissuto molto tempo fa. Stiamo parlando del tenente navale danese William Carstensen, che visitò il Giappone nel 1863, subito dopo che la nazione asiatica aprì le frontiere in seguito a secoli di isolamento. Carstensen rimase affascinato dal paese, dalla sua cultura e, soprattutto, dai tanti bei negozi. Durante quel periodo scrisse persino un libro, Japans Hovedstad og Japaneserne (“La capitale del Giappone e i giapponesi”, ndt), che divenne un successo quando tornò in patria. Fu così che prese piede la tendenza del Japonisme in Danimarca. Questo melting pot danese-giapponese sarà in pieno fermento l’anno prossimo: «Nel 2017 celebreremo 150 anni di amicizia e di scambi commerciali. Le aziende giapponesi e danesi sono già in fase di riscaldamento, tutti vogliono partecipare», dice Aya Okamura, la cui azienda Ayanomimi promuove il design danese in Giappone. Come parte delle celebrazioni, il Design Museum Denmark di Copenhagen fino a settembre 2017 ha ospitato un’esibizione inedita dal titolo Learning From Japan. Il curatore Mirjam Gelfer-Jørgensen sottolinea che il legame artistico tra i due paesi è più forte che mai, e il Giappone è probabilmente la destinazione più popolare per artigiani e designer danesi durante i loro studi. 

Japan Handmade

A proposito di Japanordic

«È un termine molto usato, ma a me non piace per nulla – afferma Thomas Lykke di OEO Studio di Copenhagen –  le tendenze sono transitorie, mentre il legame tra Danimarca e Giappone è consolidato da 150 anni e continuerà per altrettanti. Si basa sul nostro amore per i rituali, l’umiltà e il profondo rispetto, sia per l’arte sia per gli oggetti in sé». Lykke paragona il design Giapponese alla poesia e all’arte: rappresenta, nella realtà, tutto quello che non può essere detto a parole.  OEO Studio ha uffici a Copenhagen, Kyoto e Tokyo, e si occupa di marketing, direzione creativa e design del prodotto in entrambi i paesi. Per Lykke, il segreto del design giapponese sta in ciò che non può essere espresso. «È l’aspetto tacito eppure eloquente del design giapponese ad essere così fantastico, che si tratti di tessuti, oggetti o ceramiche. Come con la poesia o con l’arte: il design è tutto quello che non può essere detto a parole». Il team di OEO Studio ha creato prodotti con artigiani di Kyoto ed è rimasto impressionato dalle capacità di questi professionisti, in un mondo dove la produzione di massa è la norma. «Lavoriamo con aziende che hanno anche quattrocento anni di storia, che hanno mantenuto le loro competenze, assimiliate nei secoli, molto meglio di quanto sia accaduto in Danimarca e in altri paesi europei. Il loro stile appare contemporaneo e vecchio allo stesso tempo», racconta Lykke.

Thin Black Vase by Nendo
Professionista: David designTrova idee design

Anche Oki Sato, fondatore dello studio Nendo, condivide l’idea di trovare qualcosa di nuovo in qualcosa che già esiste. «Quando faccio ricerca parto prima di tutto riportando alla luce tecniche passate e non più usate, materiali tradizionali da mescolare ad altri più nuovi, facendo così innovazione», racconta Sato. Il designer giapponese parla anche del design come un modo per collegare persone e oggetti «Al giorno d’oggi siamo bombardati da mille informazioni e tutto va velocissimo: uno dei ruoli principali del designer, allora, diventa quello di mettere le cose in ordine, e presentarle alla gente in una forma familiare e facile da capire». La designer Aya Okamura è giapponese da parte di madre e padre, ma è nata e cresciuta a Copenaghen. Afferma: «Credo che questo legame origini dal fatto che entrambi i popoli siano stati costretti a creare qualcosa da molto poco. Non abbiamo vaste risorse naturali, quindi rispettiamo ciò che abbiamo e lo facciamo funzionare». Aya Okamura ha appena lanciato per la sua azienda Ayanomimi, e in collaborazione con Krestine Kjærholm, la collezione di tappeti Sæson, ispirata dallo stile di vita giapponese.

SÆSON

«Sapevo che in Giappone non utilizzano tappeti e moquette come in Scandinavia. Semplicemente non vi è alcuna tradizione di arredare con tappeti che misurano 140×200 cm. Ho cercato di immaginare le case delle mie nonne in Giappone, e ho subito pensato ai tappeti all’entrata. È usanza togliersi le scarpe, perciò l’ingresso di una tipica casa giapponese ha un gradino e un piccolo tappeto. Ma questo di solito non è eccezionale, ed è un vero peccato dal momento che è la prima cosa che si vede entrando in casa.  Un pezzo di Sæson misura 60×60 cm, e utilizzando due tappeti potete arredare perfettamente un tipico ingresso giapponese. “Un tappeto di design danese per un tipico ingresso giapponese” – questa idea e modo di pensare ci sembrava una nicchia. Il produttore danese Pure Carpet mi disse che non avevano mai fatto un tappeto così piccolo prima».

Japan Handmade

«Il compito di Ayanomimi è quello di creare e gestire nuovi progetti basati sulla collaborazione tra aziende danesi e giapponesi. Quando i giapponesi acquistano design danese, comprano anche un po’ del loro stile di vita. Vogliono stare a casa con i loro figli, avere un buon equilibrio vita-lavoro, vivere in modo sostenibile, andare in bici al lavoro… Questi prodotti offrono una sensazione di tranquillità nella vita urbana stressante dei giapponesi».

__
Articolo a cura di Sara Norman per
Houzz