Quando ho visto questo video dell’associazione “Women Not Objects” ho pensato che non potevo non scriverci qualcosa. Il tema non è nuovo: ne ho parlato in Carosello, ne parla spesso Cosebelle e ne parlano molti media.

Del resto ne abbiamo fatte di discussioni sull’immagine della donna in pubblicità già ai tempi del liceo (che nel mio caso è datato XX secolo). Abbiamo però adesso degli strumenti più potenti per dire che no, non va bene vedere ancora oggi in comunicazione la mercificazione dei corpi femminili e la loro trasformazione in oggetti sessuali, che non stanno bene a nessuno quelle labbra a canotto fatte con la bottiglia di plastica. Anzi, mi verrebbe voglia di parlarci con quelle ragazzine lì, per dirglielo di persona che voler somigliare a qualcuno, ad esempio che so, a Kim Kardashian, non è giusto perché è essere chi siamo che ci rende unici. Che le donne belle non sono solo quelle che finiscono sui giornali di moda o che hanno milioni di followers su Instagram, ma sono importanti il carattere, la personalità, il fascino. Che l’aspetto fisico è importante ma non è tutto. Che contano le tue idee più del tuo corpo. Basta con questi modelli di bellezza irreali e irraggiungibili, perché quella perfezione a cui ambiamo non esiste.

Ma poi penso a me. Ormai credo di essere diventata matura (se non adulta) abbastanza da aver passato la fase del «non accetto il mio corpo», «mi sento brutta», « mamma, perché non sono nata bella come Linda Evangelista (altri tempi, appunto) e penso che anch’io ho sempre desiderato avere il “Thigh-Gap” ma che prima di questo video, giuro, non pensavo fosse un’ossessione estetica diffusa, ma che ci fossero semplicemente donne fortunate che nascono con lo spazio tra le gambe. Penso alle volte che mi guardo allo specchio e dico: tra un po’ ti compariranno le prime rughe e non ti daranno più 28 anni, sei pronta a gestire questo? O alle volte mi trovo a parlare con uomini e donne che parlano di altre donne partendo prima di tutto dal “voto” sul fisico (anche se il topic è il lavoro, la cena o vattelappesca, si parte sempre dall’aspetto per le donne) e se tu dici: «io invece la trovo bella o affascinante» c’è sempre quello che ti risponde: «ma l´hai visto il naso/ sedere/ gambe etc.?». A volte, lo ammetto, quella che rispondeva così sono stata io. E pensare che da anni vivo e lavoro nella progressista Germania. Non credo questo succeda solo a me, non credo di essere l’unica a sentirsi a volte “inadeguata” perché questi modelli di donna, il “thigh-gap” (o canone di bellezza di turno), i giudizi severi sul nostro corpo, insomma tutti gli input visuali e social che abbiamo ricevuto e riceviamo continuamente sono inconsapevolmente dentro di noi e ti giudicano come una vocina della coscienza vanitosa proprio quando siamo più deboli.

#Istandup_cosebelle_00

#Istandupformyself, quindi, prima di tutto, soprattutto per non abbassare la guardia e ricordarmi che il mio aspetto físico è parte di me, me ne prendo cura, ma non è la parte di me più importante. Che il mio corpo non è un oggetto sessuale e come tale sottomesso ai desideri dell’uomo (o peggio, alle violenze). Ricordiamocelo e continuiamo a parlarne, a condividere, a dire NO.