Tra arte e design, tra Oriente e Occidente, tra sperimentale e tradizionale: è questa la linea d’azione lungo la quale si affiancano disegni, progetti e interventi di Katia Meneghini (protagonista di questo post) e Thanos Zakopoulos, fondatori di CTRLZAK Art & Design Studio. Italiana lei, greco lui, lavorano insieme dal 2008, dopo esperienze individuali, in Italia e all’estero, contraddistinte da sconfinanti tra discipline, come le  installazioni spaziali con il diretto coivolgimento del pubblico. Dimensione questa che non è difficile rintracciare anche nell’ambito del product design, sul quale, in larga parte, si concentra l’intervista che segue: le collezioni del duo infatti raramente lasciano indifferenti chi le osserva, riscuotendo spesso consensi pieni. E voi? Da che parte state? Noi, non abbiamo dubbi. E infatti con difficoltà togliamo gli occhi, ad esempio, dalle prossime due immagini…

Hybrid

Hybrid collection, porcellane per Seletti

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CeramiX Art Collection, pezzo unico, collezione privata

COSEBELLE MAGAZINE:Cominciamo con un’autopresentazione a partire da 3 preferenze: la tua città del cuore, un/una progettista di riferimento e almeno un oggetto/progetto affine alla tua sensibilità.
KATIA MENEGHINI
: Il viaggio è parte della ricerca dello Studio CTRLZAK. Il nostro approccio creativo si riferisce a discipline e campi diversi in cui ci piace sbirciare, esplorare e indagare. Viaggiamo spesso in relazione ai nostri interessi -che spesso diventano progetti- e per questo non posso scegliere una città; in ogni luogo c’è un carattere e delle persone che lo rendono sempre unico e nuovo, tutto da esplorare. Venezia dove ho studiato e vissuto, San Paolo e Medellin dove ho avuto modo di realizzare alcune installazioni, Buenos Aires che frequento da tanguera fino a Pechino affascinata dalla tradizione e dalla cultura orientale, ogni città è un viaggio affascinante che non hai mai fine.
Una figura di riferimento per me è l’artista Michelangelo Pistoletto e il suo approccio sociale. La mia collaborazione con il progetto Cittadellarte che Michelangelo fonda nel 1998 e l’Università delle Idee cui ho preso parte nel 2006 ha consolidato l’interesse verso meccanismi relazionali e l’arte al servizio della società. Un oggetto senza tempo cui mi sono riaffezionata è il pennino, quello in metallo, a punta tronca o sottile, quello con cui scrivo pagine e pagine di lettere calligrafiche, come una volta.

¿Que Pasa? Installazione luminosa, Medellin, Colombia

¿Que Pasa? Installazione luminosa, Medellin, Colombia

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Katia Meneghini e Thanos Zakopoulos si cibano di Transubstantia Paganus

CB: È immediato, dando un’occhiata al sito CTRLZAK intuire la natura “ibrida” dello studio al quale hai dato vita con il designer greco Thanos Zakopoulos. E non a caso Hybrid, prodotta da Seletti, è anche il nome di una delle collezioni di maggiore successo del vostro duo, recentemente anche al centro di una mostra a Milano. L’idea di coniugare due culture in oggetti di uso comune si è rivelata vincente: quali possono essere altre declinazioni di questa intuizione? I vostri #hybridlovers possono aspettarsi novità per il 2015?
KM:
Attraverso un approccio multidisciplinare esploriamo situazioni differenti che vanno oltre i confini geografici e culturali. L’ibrido è sicuramente un tema affascinante e ha molte sfaccettature che si lasciano attraversare, anche se non ci limitiamo a questo e continuiamo a indagare territori diversi capaci di sconfinare in situazioni e progetti imprevedibili.
Recentemente abbiamo esplorato il mondo del tappeto con Cross(me)knot, tappeti realizzati in Tibet da cc-tapis che indagano la cultura tibetana in relazione a quella europea. Il progetto ha vinto il premio innovazione alla fiera DomoteX dello scorso anno e la collezione completa sarà visibile anche all’imminente Maison & Objet. La collaborazione con Seletti continua e la tavola Hybrid si arricchirà, anche quest’anno, di alcuni pezzi e stiamo lavorando su nuovi progetti con altre aziende, ma non posso ancora anticiparti le novità in divenire del 2015.

CB: Combinare arte e design anche negli spazi domestici: qual è la vostra visione dell’abitare contemporaneo? Cosa vorreste venisse eliminato dagli interni e cosa dovrebbe essere presente in forma più compiuta?
KM:
Partiamo sempre dalla storia, dalla memoria e dagli elementi che ci stanno attorno e cui, solitamente non si da più importanza. Non è un caso che CTRLZAK derivi da CTRL+Z, shortcut di tastiera che permette di tornare indietro. Vogliamo rivisitare e riportare alla luce aspetti legati alla cultura e alla storia reinterpretandoli con occhi contemporanei. Questo si traduce nei nostri progetti residenziali ma anche in alcuni progetti d’interni e retail che abbiamo realizzato come ad esempio il progetto Imuseum, a Mykonos: qui presente e passato s’incontrano e si contaminano attraverso l’architettura, i materiali utilizzati e il percorso espositivo ideato a partire da uno studio sulla stratificazione archeologica. Non siamo per gli spazi patinati e impersonali, come quelli appena usciti da una rivista, anche gli interni hanno storie da raccontare ed elementi unici di cui arricchirsi, quelli legati alla tradizione e all’esperienza delle persone che ci vivono.

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Cross(me)knot, tappeti per cc-tapis

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D/Zen, tavolino da caffè per D3CO

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Cross(me)knot, tappeti per cc-tapis

CB: Il nuovo anno è appena iniziato: sarete presenti al Salone del Mobile e alle altre fiere di settore? Quali sono i vostri prossimi obiettivi professionali?
KM
: Stiamo sviluppando diversi progetti e consolidando nuove collaborazioni. Saremo sicuramente presenti al Salone del Mobile con le aziende Seletti, cc-tapis, D3co e il progetto PadiglioneItalia. Per chi sarà a Stoccolma a febbraio, durante la Design Week, potrà partecipare a un workshop che organizziamo nel contesto di Tempo Italiano col progetto Transubstantia Paganus e a breve invece potrete vedere alcune opere ad Arte Fiera di Bologna dove saremo presenti con la galleria Caldirola.

CB: Lavorare in team ed essere progettisti in Italia, in questo periodo storico. Ci racconti punti di forza e criticità di entrambe queste “circostanze”?
KM:
Viviamo in un periodo in cui si stanno trasformando le logiche di mercato cui siamo stati abituati. Anche il rapporto azienda-progettista cambierà, non so bene quali saranno le dinamiche future ma in un contesto come quello attuale dovrà cambiare anche il modo in cui siamo stati abituati a progettare. In Italia è ancora custodito un saper fare sapiente. Lavoriamo spesso a contatto con artigiani che oltre alla maestria nella lavorazione dei materiali, secondo la tradizione, ci permettono di raccontare storie sempre attuali. Ci piace anche sconfinare per lasciarci ibridare da approcci e abitudini differenti che stimolano la nostra creatività. Il Made in Italy non ha più la forza e la garanzia di un tempo e questo dipende da molti fattori, si parla di un futuro artigiano ma noi crediamo in un nuovo futuro ibrido, purché sia consapevole. La nostra produzione è più vicina alla realizzazione di un’opera d’arte che non alla progettazione industriale e per noi questo è un valore aggiunto. Quando progetti come ad esempio CeramiX (opere uniche in ceramica e porcellana) incontrano in seguito l’interesse delle aziende e vengono sviluppati per la produzione – come è successo con Hybrid, D/Zen o il progetto Flagmented – significa portare l’arte in una dimensione quotidiana e a un pubblico allargato. Questi progetti sono vincenti perché su diversi livelli possono parlare e far riflettere chiunque e questo per noi è più importante di un disegno ben fatto.

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Paradigms of a hybrid world, mostra a cura di Federica Sala allestita presso Spaziootto, Milano. Aperta fino al 17 gennaio 2015 (dal martedì al sabato dalle 12.00 alle 19.00)

CB: Una cosabella
KM:
Avere le farfalle nello stomaco.

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[Immagine di copertina: Katia Meneghini, co-fondatrice CTRLZAK Art & Design Studio]