Cosimo Miorelli è un artista italiano con base a Berlino. La sua produzione spazia dall’illustrazione su carta al live painting, con una particolare attenzione al tema del racconto multimediale. La rappresentazione di Athos. Appunti dalla Montagna Santa a Berlino è stata l’occasione per vedere Cosimo cimentarsi in uno dei suoi spettacoli dal vivo e  motivo di incontro per qualche domanda di approfondimento.

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Trentadue denti rotti, And you are a horse

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Trentadue denti rotti, Arcaden

In Athos il pubblico viene guidato attraverso parole, suoni ed immagini in un viaggio nelle remote atmosfere della montagna greca. Nel corso della rappresentazione le sensazioni generate sono profonde: i tre elementi narrativi interagiscono creando una simbiosi tra ricordo ed immaginazione. Pare di essere trascinati in una trance ipnotica data dai suoni ossessivi e stratificati mentre le immagini generano scenari molteplici, un mondo dopo l’altro. La sensazione è quella di immergersi in un sogno, complice il buio che tutto avvolge, unica luce: le proiezioni di Cosimo.

Cosebelle Magazine: Come è nata la performance “Athos. Appunti dalla Montagna Santa”?
Cosimo Miorelli: Athos deriva dal libro che porta lo stesso titolo, una opera di mio padre Moreno Miorelli. La performance dal vivo è nata come strumento di divulgazione e di presentazione: l’idea era quella di fare quante più cose possibili con il testo che tratta della permanenza di mio padre sul monte Athos nel 1985, un anno prima della mia nascita. Con i ricordi ed i racconti cha hanno accompagnato la mia infanzia abbiamo montato un libro illustrato ed uno spettacolo in collaborazione con il rumorista Massimo Croce. La musica è data da un insieme di suoni originali registrati da mio padre sul monte nel 1985 in intersezione con vecchi dischi di musica sacra ortodossa come un canto sacro per la Pasqua ed un canto per la caduta di Costantinopoli. Mescolare dati vecchi e nuovi e generare un’atmosfera onirica per il viaggio sull’Ethos  sono il motivo narrante del live painting, mentre il pubblico si immerge in una dimensione sognante e suggestiva.

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Trentadue denti rotti, Fuchse

CB: In “Athos” crei un susseguirsi di scenari articolati e complessi che di volta in volta vengono fagocitati dall’immagine successiva . Pensi che questa definizione corrisponda alla tua maniera di comporre le immagini? Come definiresti la tua tecnica?
CM: In generale cerco di lavorare sempre a livelli, mi piace molto la stratificazione. I libri sono sempre frutto di tecnica mista: si parte da degli schizzi fatti a olio che vengono poi tradotti in digitale tramite scanner o fotografia. Soffro di una sorta di horror vacui, fatico a lasciare degli spazi vuoti. Ho proprio bisogno di occupare ed incrostare tutto lo spazio a disposizione.

CB: Come ti sei avvicinato al live painting?
CM: Posso dire di essere cresciuto con una passione quasi familiare per il fumetto. Mio padre abitò per diversi anni con Andrea Pazienza ed ebbe contatti con altri artisti dello stesso giro. Io ho sempre disegnato e da tempo ammiro il lavoro di Danijel Žeželj. Sono sempre stato attratto dalla sua abilità nel combinare contrasti, luci ed ombre. Žeželj scava con la luce nell’ombra o viceversa ed è un pò lo stesso approccio che cerco di avere io: pittorico e intuitivo, non basato sulla definizione delle forme per mezzo di linee. Si tratta invece di scavare con delle secchiate di colore, di luce o di ombra. Žeželj è anche la prima persona che ho visto cimentarsi in un live painting, all’epoca con il quartetto jazz della sua compagna. Vedere lui che dipingeva dal vivo e percepire l’intesa tra le due forme di espressione mi ha ispirato molto. Osservare la velocità del tratto e l’abilità di scolpire le forme e gli spazi con poche pennellate… La sua influenza penso traspaia ancora nel mio lavoro. Così ho ho capito cosa mi interessava di più: la collaborazione con i musicisti, l’adrenalina dell’esibizione dal vivo, il vedere una persona così riservata come Žeželj diventare un performer e assumere tutta un’altra carica, una sorta di aura. La grande differenza con ciò che faccio io sta sostanzialmente nel mezzo perchè il mio è del tutto digitale, con l’handicap e i vantaggi che questo comporta.

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Athos, Doppio monastero

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Athos, Booklet

CB: Cosa ti attrae di più del lavoro in digitale e del live painting?
CM: Negli ultimi anni ho sviluppato un amore per il digitale che è diventato il mio mezzo di elezione ed una forma di fastidio per lo stesso, per le distrazioni che passare tanto tempo al computer spesso mi causa. Il computer è imbattibile per quanto riguarda la velocità di esecuzione e la possibilità che ti dà di interagire con i musicisti, che nella mia esperienza sono stati quasi sempre artisti di musica elettronica. C’è una sorta di dialogo tra i diversi strumenti digitali, come se le macchine parlassero tra di loro all’interno di un’astronave. La velocità e la possibilità di proiettare in grande scala con la necessità dell’oscurità danno un grande vantaggio narrativo che aiuta il pubblico ad immergersi nella dimensione della performance. È uno strumento che non sporca e non genera scarto, tutto rimane effimero e volatile: di un live painting non resta nulla di tangibile. Ed è questo uno degli aspetti che più mi piace: alla fine di ogni performance cancello il file che ho appena creato. Mi piace che tutto scompaia come è nato e che rimanga per me l’adrenalina del momento e l’intesa creativa con il musicista, mentre per gli spettatori rimane il ricordo di ciò che hanno visto e provato durante lo spettacolo. Ho pensato a delle applicazioni commerciali del live painting, come ad esempio la stampa dell’immagine finale con tutte le sue stratificazioni, ma alla fine rimango legato all’idea che si tratti di una lanterna magica, un sogno che deve mantenere la sua dimensione onirica e quindi dissolversi. Ciò che più mi piace del live painting è che si alimenta di ispirazione momentanea: ho sempre bisogno di una traccia da cui partire, poi però mi piace farmi ispirare da quelle che sono le contingenze del momento, una emozione fortissima a cui non posso rinunciare.

CB: Dicevi che in questo ultimo periodo hai sviluppato una sorta di amore/odio verso il mezzo digitale. Che conseguenze ha avuto questa riflessione nel tuo lavoro quotidiano?
CM: Ci sono molti aspetti del lavoro in digitale in cui mi sento troppo vincolato, come ad esempio il tratto, da qui la mia sete attuale di analogico. Inizio a sviluppare una sofferenza fisica nei confronti del computer. L’idea che questo sia l’unico mezzo tra me e la mia produzione artistica non mi piace. Ho bisogno di stare in piedi, alla luce. Quando disegno a mano libera è come se avessi iniziato a fare sport: mi sento rinato e sto cercando di colare il mio sapere digitale di combinazione dei colori e di composizione intuitiva nelle cose analogiche, in una pittura più vera. Sono arrivato all’illustrazione come autodidatta, senza una preparazione tecnica da accademia d’arte. Mi piacerebbe avere dedicato ore ed ore di esercizio ai fondamenti della pittura e allo studio dei grandi maestri, all’anatomia artistica… Sono tutti aspetti che non padroneggio ancora come vorrei e che desidero approfondire, per ciò sto cercando di costruirmi una tecnica pittorica più tradizionale in maniera autonoma. Quando ho dei momenti liberi mi dà grandissima soddisfazione fare degli esercizi di disegno dal vero, come credo si faccia nei primi anni di accademia.

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Capodoglio

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Floating whaler

CB: Da qualche anno vivi a Berlino. Quali sono i tuoi rapporti con l’ambiente lavorativo berlinese? E con quello italiano?
CM: Sembra assurdo ma continuo a lavorare molto per l’Italia da Berlino. Negli ultimi tempi mi sono dedicato alla produzione di un libro all’anno per il mercato italiano, adesso mi sto preparando alla realizzazione del prossimo volume. Il testo è un poema quasi epico di Blaise Cendrars che si intitola Prosa del transiberiano ed è stato illustrato una volta, al momento della pubblicazione. Erano gli anni del futurismo in Italia, l’autore ritornò da un viaggio incredibile sulla transiberiana attraverso le steppe russe in compagnia di prostitute infette, personaggi di ogni genere e visioni allucinate. Credo che questo testo sarà un’ottima scusa per provare un sacco di tecniche diverse. Il ritmo incalzante ed esplosivo del testo mi darà la possibilità di di esercitarmi con la massima libertà.
Nel contempo mi sono attivato anche a Berlino: ne sono un esempio la collaborazione tutt’ora in atto con Fabrizio Nocci, musicista e compositore di musica elettronica, le performance per il supper club delle Articioche e alcuni eventi sempre di live painting che avverranno tra settembre ed ottobre.

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Il Mitte, Baustelle

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Mexico (live painting per le Articioche)

CB: Ti va allora di parlarci dei tuoi progetti per i prossimi mesi?
CM: Sto lavorando ad una rubrica per Il Mitte, il quotidiano online italiano con sede a Berlino. Il contenuto è fatto di storie brevi, la prima dovrebbe uscire a settembre. Ci saranno poi alcuni live painting: il 18 settembre presso lo Staatlich Naturhistorisches Museum di Braunschweig, si tratterà di uno spettacolo inaugurale per l’apertura della mostra sui grandi primati dal titolo “Wie Menschen Affen sehen”. Il 20 settembre sarò a Pordenone per partecipare allo spettacolo di poesia “Casadolcecasa” di Antonella Bukovaz con musiche di Massimo Croce e mie illustrazioni dal vivo, in occasione del festival Pordenonelegge. Il 10 ottobre sarò invece a Berlino per Der Träumer, live storytelling con panorama notturno sulla città, la musica è di Fabrizio Nocci.

Qui è possibile vedere il live painting ICARO:

http://vimeo.com/88783622

[ICARO 720 from cosimo miorelli on Vimeo]