Cosebelle porta fortuna?! Di certo c’è che nel momento in cui questa intervista è stata proposta, l’associazione Interazioni Urbane era tra i partecipanti al concorso FUTURE CITIES – PLANNING FOR THE 90 PER CENT. Nel tempo intercorso è successo quanto di meglio si potesse sperare: Fil Rouge, il progetto con cui si sono presentati alla competizione,  è tra i dieci selezionati e sarà esposto ai Magazzini del Sale – Punta della Dogana, tra il 27 Agosto e il 1 Settembre 2012 per l’apertura della Biennale di Architettura di Venezia.

In quei giorni noi saremo lì per raccontarvi la manifestazione dal nostro punto di vista. E voi?!

Da sinistra a destra e dall’alto in basso: Elisa Maceratini, presidente; Lidia Giglio, vice-presidente; Virginia Lombrici, segretario; Giorgia Scognamiglio, consigliere; Maria Francesca Piazzoni, tesoriere; Alessandra Libonati, consigliere; Alessandra Ienca, consigliere; Claudia Salerno, consigliere; Andrea Bentivegna, consigliere.

COSEBELLECominciamo con le presentazioni: chi anima l’associazione “Interazioni Urbane” e quali bisogni e considerazioni hanno portato alla sua nascita?

ELISA MACERATINI – Interazioni Urbane nasce dal desiderio di un gruppo di amici che già avevano condiviso una colossale esperienza di associazionismo ed organizzazione: SESAM 2009 ed EASA 2009. Un gruppo di allora giovani studenti di architettura, romani (per lo più), inesperti, ma con tanto entusiasmo e tanta voglia di fare, si era associato per portare a Roma la grande assemblea europea di studenti di architettura (che si svolge dal 1981 ogni anno in un paese diverso). In quell’occasione, nonostante tutte le difficoltà dell’essere giovani in Italia, e in un momento di crisi globale, l’associazione SESAM 2009 riuscì a portare 180 studenti di architettura da 45 paesi del mondo a Roma, per realizzare conferenze e workshop sul tema dell’evoluzione urbana. Così, dopo il SESAM a Roma, l’EASA a Darfo Boario Terme (400 studenti da 45 paesi) sembrò naturale il desiderio di continuare a creare dibattito, azione, interazione. Ma l’architettura da sola, si sa, non può arrivare lontano. Ha bisogno di reciproco scambio con altre discipline, con le scienze politiche, con la sociologia e con l’economia, per dirne alcune: da qui l’idea di coinvolgere giovani provenienti da altri settori e da altri paesi.“Interazioni urbane” dunque, perché crediamo che nell’interazione tra discipline e culture, tra spazi e utenti, tra pensieri ed azioni, si possa trovare una strada per intervenire sulle città e quindi sulla vita dei suoi abitanti.

CB – Affrontiamo/Sperimentiamo e documentiamo/ /Cooperiamo/Interagiamo/Concretizziamo” sono le parole con cui descrivete la vostra attività. Durante questi primi anni di vita, quali sono state le esperienze più rilevanti cui vi siete dedicati?

EM – Interazioni urbane ha, tra i suoi obiettivi, la volontà di interagire con le così dette fasce deboli della popolazione, ovvero con anziani, bambini e disabili, ma anche con ambiti urbani svantaggiati, poiché privi di servizi e spazi pubblici attrezzati. Da questa nostra esigenza nascono le esperienze più significative dei primi anni di Interazioni:  il workshop Urbanismo Social a Bogotà, Colombia, il progetto Una giornata a corte nel quartiere Prati di Roma e Fil Rouge, nel quartiere romano di Primavalle. Il workshop di Bogotà è stato un’occasione importante per far interagire giovani studenti di architettura romani con giovani colombiani, per condividere una visione dell’urbanistica più attenta al sociale, alle difficoltà umane, oltreché strutturali della città, progettando la riqualificazione di un ambito informale di Bosa, una delle zone più povere di Bogotà. Con gli stessi ragazzi che Interazioni Urbane aveva portato a Bogotà, si è poi organizzata una raccolta fondi per ricostruire le case del quartiere bogotano Kazucà, distrutto dalle piogge torrenziali dello stesso anno.

Workshop “Urbanismo Social” a Bogotà

Il progetto Una giornata a corte invece è stato rivolto ad anziani e bambini residenti a Roma nel quartiere Prati, con l’intento di restituire loro uno spazio di fondamentale importanza ed utilità per la loro vita sociale: il cortile di casa. Noto per la sua abbondanza di case a corte, un tempo popolari (solo alcune sono ancora oggi tali), il quartiere Prati è stato lo scenario perfetto per indagare l’evoluzione delle corti, il loro uso attuale e contemporaneamente, necessità e bisogni di anziani e bambini del quartiere. In seguito ad un rilievo sul campo per verificare l’effettiva utilizzo delle ampie corti e poi una fase di interviste agli abitanti presso i centri anziani del quartiere, ci siamo fatti raccontare dai nonni di oggi, come usavano la corte da bambini e come vorrebbero usarla ora. Poi siamo passati a trovare i bambini delle ludoteche comunali e con loro abbiamo disegnato i cortili di casa e quello che avrebbero voluto metterci dentro. Così abbiamo scoperto che gli anziani vorrebbero tornare a sedersi nei loro grandi cortili, dove giocavano da bambini e che i più piccoli, vorrebbero giocarvi a palla o a nascondino. E con i loro racconti, i loro disegni, conditi con un po’ della nostra fantasia, abbiamo elaborato il progetto di una corte ideale, che abbiamo avuto l’onore di poter presentare alla Prima Biennale dello Spazio Pubblico a Roma, nel maggio 2011.

Prima Biennale dello Spazio Pubblico a Roma

A settembre andremo alla Biennale di Architettura di Venezia, con il terzo progetto che nominavo, Fil Rouge. Un filo rosso che percorre spazi congestionati, pericolosi e poi sosta su quelli dimenticati, inutilizzati, ma utili, fondamentali per restituire al quartiere quella dignità che lo spazio pubblico puo’ generare. Primavalle è un quartiere di origine informale, nato attorno ad una borgata fascista, nata per riallocare in case popolari i vecchi abitanti di Borgo Pio. Ma Primavalle, proprio per la sua crescita rapida ed irregolare, soffre oggi dell’assenza di spazi pubblici, punti d’incontro, ma anche banalmente marciapiedi e percorsi sicuri. Perciò Fil Rouge, evidenzia quei luoghi che potrebbero essere trasformati in spazi di pubblica utilità, con un minimo sforzo e una minima spesa economica, progetto low-cost e low-tech, che Interazioni Urbane sta programmando di ripetere in altri ambiti urbani, con il fine di generare discussione e cambiamento.

Fil Rouge, progetto esposto dal 27 agosto al 1 Settembre alla Biennale di Architettura di Venezia

CBQuanto ampio è il margine che le istituzioni nazionali e locali lasciano alle iniziative promosse da associazioni come la vostra?

EM – Interazioni Urbane è un’associazione di promozione sociale indipendente: le istituzioni locali e nazionali ci hanno sempre lasciato liberi di intervenire ed appoggiato con forte entusiasmo e fiducia, anche se con un patrocinio nominale, quasi mai economico (solo l’Ambasciata di Colombia ci ha supportato in alcuni eventi culturali), perciò finora ci siamo per lo più appoggiati sulle nostre risorse fisiche ed economiche (che ahimé, non sono illimitate).

CB – Esistono modelli virtuosi in Europa cui vi ispirate, capaci di lavorare in sinergia con le istituzioni e di produrre benefici nei contesti urbani di appartenenza, anche sul lungo periodo?

EM – Non ci ispiriamo a nessun modello in particolare, ma stiamo sperimentando una formula complessa, perché costituita unicamente da giovani professionisti (principalmente architetti e dottori in discipline legate al sociale) e studenti, con l’ambizione di aprire un dialogo con le istituzioni alla scala locale, ma in particolare di interagire con le comunità, intervenendo a loro favore mediante azioni pratiche sullo spazio urbano.

Progetti simili ai nostri sono portati avanti da organizzazioni come URBZ in India, Basurama e Recetas Urbanas in Spagn a, oppure Gehl Architects in Danimarca tra le altre, ma noi, a differenza di queste, siamo un’associazione di promozione sociale, senza fini di lucro e siamo oggi costituiti unicamente da giovani, che hanno come uniche risorse la loro curiorità, creatività, professionalità e tanta voglia di fare e di aiutare.

Fil Rouge

CB FIL ROUGE_ Urban Project è, lo abbiamo detto, finalista al concorso FUTURE CITIES – PLANNING FOR THE 90 PER CENT, un’iniziativa nella quale artisti, fotografi, architetti e designer sono stati invitati a presentare progetti visivi “in grado di proporre una trasformazione dei centri urbani”. Nel vostro caso le parole chiave sono “partecipazione” e “riproducibilità”. Come è nata quest’idea?

EM – L’idea di Fil Rouge nasce dall’osservazione dello spazio urbano che ci circonda e dalla volontà di interagire con la cittadinanza, generando un dibattito su criticità e potenzialità di un ambito urbano. Se il filo rosso di ogni ricerca è il concetto che lega i vari punti alla base di una tesi, il nostro Fil Rouge rappresenta un percorso che lega vari spazi nei quali sarebbe necessario ed utile intervenire, un filo che conduce chi lo segue ad osservare i problemi e scoprire le potenzialità di un luogo. Partecipazione e riproducibilità sono due concetti alla base della riuscita di un intervento urbano su piccola scala, in un ambito complesso come la periferia romana di Primavalle. Senza la partecipazione dei suoi abitanti infatti, non si può immaginare di comprendere le reali necessità di un luogo, le abitudini, i percorsi … e spesso, se manca la partecipazione al progetto poi non vi sarà uso di quello spazio ed affezione ad esso, ma disuso e triste abbandono. La riproducibilità è invece indispensabile per un concetto di scala, per pensare che un’esperienza, se riuscita, possa ripetersi in altri luoghi: perché ciò accada, oggi più che mai, deve essere economica e semplice da mettere in atto. Fil Rouge è costato pochissimo dal punto di vista economico, ma ha generato l’apertura di un importante dibattito tra la comunità e le istituzioni locali, che si stanno adoperando oggi ad intervenire sullo spazio pubblico di Primavalle.


Fil Rouge

CB – Come associazione qual è il vostro obiettivo da qui a 10 anni?

EM – Il nostro obiettivo è quello di crescere, collaborando con altri giovani, associazioni, comunità ed istituzioni locali, per intervenire sempre più efficacemente in contesti urbani problematici, italiani ed esteri, con azioni semplici e ripetibili che valorizzino le potenzialità dell’esistente, generando discussione, interesse e partecipazione, in una parola “interazioni urbane”.

CB – Una cosabella

EM – Una cosa bella che ci viene in mente è l’intervento di Favela Painting nella favela di Santa Marta a Rio de Janeiro: un progetto di decorazione delle facciate con colori vivaci, che ha coinvolto gli abitanti, generando reddito diretto (i pittori sono stati scelti tra gli abitanti della favela) ed indiretto (è divenuto un punto turistico e di ritrovo) nella comunità: partecipazione e ripetibilità dunque, come elementi caratterizzanti una “cosa bella”, per la sua semplicità, forza ed efficacia.


  1. COSEBELLE – Cominciamo con le presentazioni: chi anima l’associazione “Interazioni Urbane” (link al sito) e quali bisogni e considerazioni hanno portato alla sua nascita?

Interazioni Urbane nasce dal desiderio di un gruppo di amici che già avevano condiviso una colossale esperienza di associazionismo ed organizzazione: SESAM 2009 ed EASA 2009.

Un gruppo di allora giovani studenti di architettura, romani (per lo più), inesperti, ma con tanto entusiasmo e tanta voglia di fare, si era associato per portare a Roma la grande assemblea europea di studenti di architettura (che si svolge dal 1981 ogni anno in un paese diverso).

In quell’occasione, nonostante tutte le difficoltà dell’essere giovani in Italia, e in un momento di crisi globale, l’associazione SESAM 2009 riuscì a portare 180 studenti di architettura da 45 paesi del mondo a Roma, per realizzare conferenze e workshop sul tema dell’evoluzione urbana.

Così, dopo il SESAM a Roma, l’EASA a Darfo Boario Terme (400 studenti da 45 paesi) sembrò naturale il desiderio di continuare a creare dibattito, azione, interazione.

Ma l’architettura da sola, si sa, non può arrivare lontano. Ha bisogno di reciproco scambio con altre discipline, con le scienze politiche, con la sociologia e con l’economia, per dirne alcune: da qui l’idea di coinvolgere giovani provenienti da altri settori e da altri paesi.

“Interazioni urbane” dunque, perché crediamo che nell’interazione tra discipline e culture, tra spazi e utenti, tra pensieri ed azioni, si possa trovare una strada per intervenire sulle città e quindi sulla vita dei suoi abitanti.