Sono momenti difficili per le indoli pigre come la mia. Si temporeggia, si lotta contro l’evidenza del clima che ormai ha inevitabilmente mutato pelle e ci si espone insensatamente all’aggressione dei malanni. Siamo ormai in autunno ed è tempo di dare una svolta, facendo il temutissimo cambio di stagione. Lo odio. E’ un momento che vivo con grande disagio. Non me la sento proprio. Devo sventrare i miei armadi, abbandonare outfit collaudati, easy-to-find nel dedalo del mio ciarpame e fare spazio alla pesantezza tessutale. Conosco persone che vanno in fibrillazione per questo evento e lo affrontano con entusiasmo. Io no. Non mi piacciono i cambiamenti e mi adagio sulla routine come un corpo di avatar in 3D fa su un materasso memory foam in una televendita. Eppure la parte adulta che alberga in me, stressata dalla pelle di cappone che chiaramente mi avvolge sottolineando la ricrescita irsuta delle mie zampe incolte esposte a quei comodi 8 gradi mattutini mi impone di agire.

Oltre al dramma emotivo di questa muta quando si palesa l’autunno mi ritrovo inevitabilmente a mettere in discussione le mie preferenze enologiche. La frivola estate mi ha catapultata in un mondo total white e bolloso. Ho trangugiato fiumi di vino bianco, talvolta acceso in un rosè, e mi sono abbeverata in ruscelletti rombanti di spumanti. Non è stata una scelta consapevole, vuoi il trend, vuoi la calura e la sete aggressiva o la frequentazione di rossofobi o quant’altro (la potenza del quant’altro è sottovalutata nel pensiero contemporaneo) ma di vino rosso neanche l’ombra. Il clima rigido inevitabilmente mi spinge a spogliarmi di questa abitudine e mi fa riscoprire il mio atavico amore per un buon calice di rosso. Che goduria suprema. Il nettare cremisi è un partner importante, non si affronta con la leggerezza dei fratelli pallidi. Ti corteggia con gli occhi. Rifulge nei suoi molteplici riflessi. Sfoggia una varianza cromatica da tubino in paillettes multicolor modello escort nel tempo libero. ‘E enigmatico ma lancia segnali. Da come ondeggia nel calice lasciando languide sgommate ci lascia intuire se sarà un amante fresco e sportivo o se dobbiamo annullare tutti gli appuntamenti delle ore successive.

Vanessa Beecroft, vb52, Castello di Rivoli, Torino

Vanessa Beecroft, vb52, Castello di Rivoli, Torino

Non inganna sulla sua età, è schietto. Niente tintura per capelli, parrucchino o botulino, se è un pischello sarà rosso rubino, carico, o violaceo, se maturo vestirà mattone o aranciato. La galanteria non gli manca. Sa che teniamo al nostro sorriso coltivato a super-ultra-extra-iper-istantaneo-total-white dentifricio (per altro la smettono di inventarsi incantesimi da spazzolino che millantano candori che farebbero impallidire un albino?) e ci metterà in guardia se le sue performance sono così persistenti da fondersi con le nostre labbra e il nostro sorriso mettendo a repentaglio il nostro potenziale da selfie. Esige la nostra attenzione. Un vino rosso ti chiama in causa, non ti permette di versarlo e tracannarlo senza degnarlo di uno sguardo. Ti costringe ad instaurare una relazione, a prepararti. Ama i preliminari e ti ringrazia fiorendo in bocca, caldo e morbido come una tuta di ciniglia. Gli aromi si fanno gusto e ti avvolgono nella loro poliedricità. Anche in bocca l’attenzione che richiede è superiore a quella dei candidi flirt estivi. Struttura, sostanza, corpo: che goduria. Frutti rossi, violetta, fiori di campo, ambra, miele, pepe, peperone, liquirizia, semi di papavero, senape, tabacco, cacao, banana, cuoio e per i più impavidi anche sottocoda di mulo e sudore di cavallo. C’è un universo da scoprire che prende forma dopo l’incontro. Le membra si scaldano, la favella rotola liscia e i pensieri si fanno più fluidi. ‘E una bellissima sensazione che ben si adatta alle tavole imbandite di robusti manicaretti, alle confidenze tra amiche, alle serate romantiche o ai momenti di estatica solitudine magari davanti ad un bel fuoco.
La modalità da vino rosso è estremamente rilassata e ilare, sa trasformare ogni serata colorandola di una prospettiva più positiva. Ogni anno quando riscopro l’amore che mi lega al rubino mi cafuddo per essermene privata così a lungo e gli prometto fedeltà assoluta per il futuro. Ovviamente trattasi di promessa da marinaio essendo io un’accidiosa enofila ma sono brava a mentire, soprattutto con qualche bicchierino in corpo, e faccio in modo che Rosso si fidi di me e mi si doni in tutta la sua potenza. Vi dirò di più, adesso lo chiamo in causa e mi faccio aiutare col cambio di stagione, saprà certamente come renderlo meno drammatico. Buon autunno a tutte e, mi raccomando, scegliete il colore giusto, quello della passione!

Illustrazione di ELENA XAUSA