Ilaria Turba Parlami di te

Ilaria Turba

Qualcuno lo scorso weekend mi ha insegnato che alcune parole sono come un nome e cognome. Una doppia definizione. Prendete ad esempio mia nonna paterna: si chiama Regina Felice. Sì, Regina di nome, Felice di cognome. Io sono molto fiera di questa nonna di fiaba, che viene dalle montagne e ne ha passate (come tante altre nonne) di tutti i colori. E il suo nome è sempre stato una certezza, una cosa bella della mia vita. Che se quel nome ce l’avessi io, non so, avrei fondato un partito come minimo. O magari avrei solamente aperto un ristorante: “Regina Felice e la pancia regna sovrana”. Niente da fare.

Parlami di te Il Pertini

Parlami di te, capitolo secondo.

Ilaria Turba (a proposito di nomi e cognomi eh…) questo fine settimana è stata la sovrana indiscussa del workshop In Circolo, seconda puntata del progetto Parlami di te, del quale abbiamo parlato nei mesi scorsi e di cui Cosebelle è media partner. Ilaria mi ha insegnato che da una parola apparentemente oscura come Taumatropio possono nascere coincidenze inaspettate: mentre la enunci le sillabe sbattono e si arrotolano tra i denti e il palato, ma quello che importa è che in realtà stai raccontando già qualcosa. Stai dicendo “il girare delle meraviglie”: perché il significato greco originario del termine è proprio questo, è già una magia.

fotografie workshop david bowie bianco nero esoterico

Foto sparse sul tavolo, si comincia.

Non voglio svelarvi troppo degli incantesimi di questo laboratorio di immagini e parole e i motivi sono due: il primo è che Ilaria ripeterà il suo workshop tra un mese, il 13 e 14 Aprile, e non vogliamo rovinare la sorpresa a chi deciderà di partecipare. Il secondo è che il taumatropio è qualcosa che va sperimentato e vissuto di persona: e l’occasione perfetta potrebbe essere quella della conclusione di questo progetto organizzato dal Museo di Fotografia Contemporanea. Potrete sfogliare il libro che abbiamo realizzato, un vero e proprio pezzo unico e mangiarvi le mani subito dopo perché non vi siete sbrigati ad iscrivervi ai workshop proposti. Noi, ve l’avevamo detto. Con Ilaria abbiamo anche chiacchierato un po’: del workshop, degli album di famiglia e di Cat Power.

forbice foto giostra immagine

Forbici e meraviglia: si scoprono gli archivi personali.

COSEBELLE – Il Mufoco un giorno ha bussato alla tua porta e ti ha detto: “Ilaria, vorremmo che tu costruissi per noi un progetto attorno al tema del dialogo tra le generazioni. Fa parte di un lavoro più grosso, che coinvolgerà anche altri artisti e che si chiamerà Parlami di te”. Che cosa hai risposto?

ILARIA TURBA

Beh, sono partita col piede giusto, disobbedendo! Ho pensato immediatamente ai “non detti”, che non sono una forma di “non comunicazione” ma al contrario, una forma forte di dialogo che passa attraverso i silenzi, segni impliciti spesso fisiche e percezioni visive e sonore. Tra le persone spesso i non detti sono più forti di quello che viene detto! Io lavoro anche con l’animazione video e ho una forte passione per il pre-cinema. Immaginando una trasposizione in immagini di questo tema mi sono venuti in mente i taumatropi, sono dei dispositivi ottici a forma di dischetto a due facce. Nella costruzione del percorso ho dovuto rinunciare ad affrontare direttamente il tema del “non-detto” ho preferito quindi spostarmi su avvenimenti inspiegabili e coincidenze che accadono nel nostro quotidiano. Questo mi ha permesso anche di indagare le relazioni e i rapporti, gli avvenimenti e il loro essere sospesi e misteriosi a volte. Mi piaceva l’idea di dare il via ad un percorso che generasse delle dinamiche: ecco perché il percorso dei due giorni si basa sullo scambio di racconti e materiali fotografici che appartengono ai propri archivi. Siamo arrivati e ognuno si è trovato le proprie foto mescolate a quelle degli altri. Un inizio sicuramente inaspettato.

CB – Qual è stata la reazione?

IT – Mi è piaciuto molto cosa ha detto Marina, una delle partecipanti: “Nel momento in cui abbiamo iniziato a ritagliare lì c’è stato un silenzio che era chiaramente un inizio”. La richiesta era molto concreta, pratica, fisica: ritagliare. E questo ha generato un’onda che pian piano ha travolto tutti. Non c’è stato nessun blocco, è stato il modo ideale per avvicinarsi naturalmente alle immagini degli altri.

Quali immagini associare? Dubbi e risoluzioni.

Quali immagini associare? Dubbi e risoluzioni.

CB – Quali sono stati secondo te i momenti più salienti del workshop?

IT – Sicuramente il momento in cui abbiamo visto per la prima volta fondersi le immagini e nascere i taumatropi: vederli realizzati è stato molto forte per tutti. Per me è stato molto bello anche l’inizio, vedere tutte le immagini sul tavolo.

CB – C’è stata un’interazione molto importante e bella quando siamo stati divisi in gruppo: lì si è raggiunto il punto massimo del workshop secondo il mio parere. Persone che si sono trovate casualmente a condividere due giornate piene e intense e che sono anche riuscite a lavorare assieme. Non è per niente scontato.

IT – Questo tipo di lavoro è pensato per tutti, chiunque lo poteva fare: non erano richieste competenze pregresse, o un’età precisa. Manuel, un altro dei partecipanti, ha detto: “É come ritrovare una magia un po’ infantile, aver scoperto qualcosa di speciale”. Condividere questo tipo di esperienze è qualcosa di unico, come l’oggetto creato: mi piace scegliere dei percorsi che siano delle esperienze e il risultato finale è solo uno dei tasselli, sono molto interessata ai processi. Mi sono trovata davanti un bellissimo gruppo eterogeneo che ha accolto con estrema apertura tutte le proposte. Ho giocato molto con la vostra curiosità ed ha funzionato.

CB – Cos’è che ti ispira maggiormente di solito e in questo periodo specifico?

IT – Io sono iper iper curiosa. Sono un po’ bulimica in questo senso. Mi piacciono tantissime cose e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli in tutti i settori, non solo in quello fotografico. Questa stagione è dedicata a tanta musica di un certo tipo: in particolare all’ultimo album di Cat Power, Sun, e all’ultimo di Nick Cave, Push the Sky Away. Li trovo bellissimi.

Ragionare sui vuoti, che nella pubblicazione finale avranno tanta importanza quanto i pieni.

Ragionare sui vuoti, che nella pubblicazione finale avranno tanta importanza quanto i pieni.

CB – C’è un progetto che ti piacerebbe sviluppare e che ancora non hai avuto modo di realizzare?

IT – Sto lavorando da circa un anno ad una cosa che coinvolge il mio archivio di famiglia e non vedo l’ora che veda finalmente la luce! Ci tengo a precisare che non si tratta di un lavoro autoreferenziale, anzi: il bacino ampio di immagini a cui ho accesso mi consentirà di costruire una storia particolare, sia individuale che collettiva. Utilizzerò frammenti di fotografie per creare delle piccole immagini impossibili: apparentemente l’immagine sembrerà classica, uscita da un album di famiglia, ma dentro ci sarà sempre un elemento stravolto, che potrà essere percepito solo dopo la visione d’insieme. É un lavoro legato al vero e falso, ai pregiudizi, alla visione della storia in quanto elemento che può essere modificato. Si intitolerà Jest, che in inglese significa Scherzo.

CB – Domanda di rito: dicci qual è una cosa bella per te.

IT – Una cosa bella è una cosa semplice al primo sguardo. Ma che in realtà è iperstratificata e complessa. É il colore bianco, che ha dentro di sé tutti i colori del mondo.

taumatropio mani

Signore e Signori, il Taumatropio.