Mica il solito skyline.

ll Wanderlust Hotel non si trova esattamente dietro l’angolo. Eppure sapere della sua esistenza, potrebbe tornarvi utile. Nell’ attesa di quel giorno, facciamo un salto indietro nel tempo. Anni Venti. Singapore non è ancora una repubblica e la più grande ruota panoramica del mondo attenderà ancora decenni prima di svettare nello skyline. Dietro alla facciata di quello che sarebbe diventato uno stravagante albergo, ogni giorno si sedevano i bambini della Hong Wen School.

Come allora, a Little India, il vivace quartiere in cui sorge l’ex edificio scolastico, l’aria profuma di incenso. Assaporatelo in giro per la strade, mentre rovistate tra i banchi di souvenir e chincaglieria. E poi, dimenticatelo.

A partire dal desk reception, l’intero piano terra del Wanderlust, progettato dal team Asylum, restituisce un’atmosfera “Industrial glam”. E’ questo il primo dei temi scelti, uno per livello, dai quattro studi di architettura a cui è stato affidato l’intervento di recupero. Nella hall, il grigio del cemento sabbiato di pavimenti e pareti si affianca al colore del grande pattern composto da stampe d’epoca, una sorta di manifesto della natura multietnica della città/isola/nazione Singapore. Sgabelli, poltrone da barbiere ed uno dei divani progettati da Frank Gehry accompagnano fino al ristorante “Cocotte” che, fedele al suo nome, propone un menù francese.

Le 29 stanze del Wanderlust sono tutte diverse. Si comincia dal livello due, sottotitolato dai designer di :phunk Studio, “Eccentricity”.

In ognuna delle undici camere-capsula, una scritta al neon riporta il titolo di una canzone: da “Red Light” degli U2 a “Pink Triangle” degli statunitensi Weezer, senza tralasciare “Yellow Submarine” dei Beatles. Nulla a che vedere con la filodiffusione. E’ questo il modo scelto per rivelare il (mono) colore che illumina la stanza. In alternativa viene indicato il pantone corrispondente alla cromia degli interni.

Nell’incapacità di scegliere, la jacuzzi all’esterno garantisce un po’ di arcobaleno a tutti.

“Is it just Black and White?” è lo slogan del terzo piano, firmato da DP Architects, cui si deve anche il coordinamento del progetto. A porre le distanze dalla caleidoscopica avventura sottostante, c’è il corridoio nero che conduce alle nove stanze. Di queste, cinque sono ispirate agli origami, le cui pieghe riecheggiano nelle linee spezzate dei controsoffitti e degli arredi. Rimandi pop, resi attraverso enormi stencil luminosi a parete, contraddistinguono le rimanenti quattro.

Le “Creature Comforts” progettate da fFurious si annidano all’ultimo piano. E dove altro dovrebbero trovarsi i primi alieni appena scesi dalla navicella, un’esplosione di caratteri topografici ed un cielo zeppo di foglie autunnali?!

Wanderlust Hotel, 2 Dickson Road – Singapore 209494

Thanks to hotel’s staff, DP Architects, :phunk studio, Asylum