Ilviziodiscrivere_Cosebelle_01

A quelli che di mestiere fanno gli scrittori dico: siete fortunati a pagare le bollette con le vostre parole, l’affitto con i vostri versi. Agli altri, a quelli che non riescono nemmeno a comprarsi un pacchetto di sigarette con un articolo di giornale dico: siete fortunati lo stesso perchè sapete mettere in fila quello che nella vostra anima accade in disordine, e renderlo bello, regalandolo al mondo.

Chiunque scriva, per professione o passione, vi dirà che quello di scrivere è un vizio. Che ti prende il corpo e il cervello, come le sigarette e ne fa un suo schiavo, rendendovi febbricitanti, nell’attesa spasmodica dell’attimo in cui la vostra penna si poserà sul foglio, impossessandovi di voi. Ecco, scrivere è un brutto vizio, perché non c’è cura e non si riesce a smettere.

Lo sa bene Vittorio Sermonti, narratore, saggista, traduttore, regista, attore, che ha scritto di tutto, dai romanzi alle traduzioni, dai racconti ai saggi, alle poesie. Oggi per Rizzoli Sermonti pubblica un bel libro dal titolo, azzeccatissimo, Il Vizio di Scrivere. Qui, raccoglie tutti i suoi peccati, dovuti alla compulsiva necessità di “prendere carta e penna”.

Dalle interviste impossibili ai libretti d’opera, dalle traduzioni dei classici del teatro ai racconti, agli epigrammi, agli aforismi, fino alle cronache esatte e disperate di disastri naturali. Un libro che consola gli scrittori come se si trovassero ad una riunione degli Alcolisti Anonimi e credo affascini chi scrittore non lo è mai stato e mai lo sarà, ma comprende comunque come ci si sente quando non si può vivere senza fare a meno di qualcosa.

Per qualcuno sono le sigarette, per altri il caffè, per altri ancora l’amore. Certe volte si tratta di una droga che fa bene a noi stessi e al mondo.