Iltempoèunbastardo_Cosebelle_01

Il tempo è un bastardo, quando ci si mette. Il tempo è un gomitolo intricato e un elastico che ti ritorna indietro in piena faccia. E a pensarci bene, come faceva Sant’Agostino, non lo so più cos’è, e non riesco a dire altro che il passato e il futuro non esistono se non in infiniti istanti presenti che si affastellano e immediatamente muoiono, come lumini di candela in balia del vento.

E non ti fa sentire triste pensare che ciò che è nato è già finito, e non ti fa sentire felice pensare che ciò che è finito perdura, da qualche parte? Jennifer Egan ha un magazzino isolato pieno di scatole, dentro ci trovi le vite dei suoi personaggi, gli anni, i minuti e i secondi gettati alla rinfusa, come nel trasloco di un tossico. Eppure ad aprire le scatole, prima una, poi l’altra, a casaccio, comunque si compongono vite, prima l’una e poi l’altra e quando ti sembra di aver finito con una ecco che risalta fuori, in una busta in alto, come un fondo di magazzino.

E come dire se quest’azione è letteratura o qualcosa di più? E come fare a dirimere la questione se Il tempo è un bastardo è un romanzo conchiuso, o una serie di racconti? Non è forse la vita stessa una serie ad episodi, piena di personaggi che per un tratto sembrano fondamentali e poi scompaiono, si perdono o muoiono per mano di un regista sadico?

Chissà se arriva a Marcel Proust lì dove è ora un’eco lontana, un richiamo, chissà se una pagina vola sulle sue ginocchia e gli strappa un sorriso…À la recherche du temps perdu. Eccola qui la sua soggettiva del tempo, forse l’unica versione del tempo possibile, dove prima sei figlio e poi padre, i riflettori si spostano e ti lasciano in ombra, illuminando il tempo di un altro e rischiarando di luce riflessa anche il tuo. Perchè il tempo è un re cattivo che finge di dimenticarsi di te.

Questa è la vita, e questo è il libro di Jennifer Egan, premio Pulitzer, pubblicato per noi da Minimum Fax nella splendida traduzione di Matteo Colombo. Tra San Francisco e New York, tra i punk e i geek, e la scuola e il lavoro e i divorzi e la droga e gli analisti e gli amori disperati e la solitudine e quasi quasi ci gira la testa…Però poi c’è lei, la Musica, che riscalda tutto, e quel gran bastardo del Tempo ha trovato finalmente la sua Regina.

La Musica è ovunque in questo romanzo. Trasmessa in filodiffusione dalle casse del magazzino del trasloco. A volte sottofondo, a volte sottolineatura, è l’unica a consentire il riavvolgere del tempo, a rendere l’incalzare cadenzato della morte che incombe più sopportabile.

Metti su quel disco, mi fa pensare a te. Metti su quel disco, te lo ricordi? Mettilo ancora, di nuovo, ancora.