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Esistono piccoli e deliziosi spettacoli eseguiti con mano sicura e sapiente, che sanno costruire un mondo con poche cose ma mirate e importanti. Ci sono attori che non sono “solo” attori ma spesso sono gli artefici di tutto quello che portano in scena e in questi casi si deve lodare all’attore non solo la bravura recitativa ma anche…quella artigianale.

È proprio tra questi che si inserisce e spicca un’attrice giovane e di rara bravura: Marta Cuscunà e lo spettacolo che me l’ha fatta scoprire La semplicità ingannata.

Marta nasce a Monfalcone, città operaia famosa per il cantiere navale e il triste primato dei decessi per malattie causate dall’amianto. È in questa terra ostile che coltiva la sua passione per la scena. Studia alla Scuola Europea per l’Arte dell’Attore, partecipa nel ruolo di attrice a Merma Neverdies, spettacolo con pupazzi di Joan Miró e Zoé, inocencia criminal, entrambi diretti da Joan Baixas per la compagnia Teatro de la Claca di Barcellona. Nel 2009 vince il Premio Scenario Ustica con È bello vivere liberi! progetto di teatro civile per un’attrice, 5 burattini e un pupazzo. Nel 2012 vince la menzione d’onore come miglior attrice emergente alla 27^ edizione del Premio Eleonora Duse. È finalista come miglior attrice under 30 al Premio Ubu 2010 e al Premio Virginia Reiter 2011. Dal 2009 fa parte di Fies Factory, un progetto di Centrale Fies.

Insomma… di materiale ce n’è in abbondanza per capire che non siamo di fronte a una attrice qualsiasi.

Quando si vede Marta in scena e fuori (dalla scena) si evince principalmente una cosa: è genuina. Io la identifico un po’ come la “paladina” del teatro civile, del teatro impegnato, dai temi importanti ma affrontati mai in modo pesante e banale. Una sorta di protettrice della storia, grazie ai suoi racconti/spettacoli che mantiene in collegamento quello che è stato e che è oggi, permettendoci di ricordare, di scoprire e di sentire un passato presente e ancora molto forte. Con La semplicità ingannata porta in scena un lavoro di rara e intensa bellezza, un teatro artigianale, un racconto per una attrice e 6 pupazze, costruite da Elisabetta Ferrandino, e animate totalmente da Marta, rendono questo spettacolo un piccolo capolavoro.

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La semplicità ingannata racconta una realtà “lontana”, quella delle Clarisse – le monache del Santa Chiara di Udine – una storia ambientata nel 1500, e non è semplice parlare di come le giovani donne del periodo finivano nei conventi solo per dei fini economici (padri, che per risparmiare la dote mandavano le figlie in convento anziché farle sposare). Lo spettacolo si divide in “primo e secondo libro” e prende spunto dal testo Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin e narra, oltre alla vicende delle Clarisse, anche la testimonianza di una monaca indotta a clausura forzata, Angela. Era triste il destino delle giovani donne che, magari, non brillavano per bellezza – con qualche difettuccio fisico – o meglio ancora, con un carattere indomabile. Avevano come unica possibilità quella del convento. Prospettiva di vita indotta sin da piccole, senza nessuna imposizione apparente ma facendola attendere come l’unica soluzione possibile.

Ma, le Clarisse di Udine, riuscirono ad essere comunque “trasgressive” e trasformarono la loro clausura in una libertà eccezionale, quella di essere ciò che fuori non avrebbero potuto essere.

Colte.

Portarono dentro al convento una vastità incredibile di libri, dei generi più diversi e diventarono un modello da seguire per l’educazione delle giovani donne. Resero possibile l’apertura delle loro menti, grazie a un lavoro di squadra e di unione, per ottenere quel poco che le spettava di diritto: la cultura, i libri, il sapere. E combatterono fino all’ultimo per mantenere intatto il loro territorio.

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Marta è brava.

Si, perché riesce a descrivere in modo intenso, reale, scorrevole, sincero quel mondo cosi lontano, pieno di testimonianze importanti rendendo le Clarisse contemporanee. Le porta in scena con la sola forza di un monologo e grazie ad un uso importante del linguaggio, personale e versatile, a 360°, attraverso non solo la mimica, il corpo e i pupazzi ma anche alla voce che usa in modo straordinario, che le permette di portare sulla scena tanti personaggi differenti e un viso cosi malleabile da diventare ora il vecchio parroco, ora la giovane ragazza prossima alla clausura, ora il severo padre di lei. Oltre a lei, sul palco, ci sono questi magnifici pupazzi che l’attrice riesce ad animare in modo sorprendente, dando a ciascuna delle figure un’anima, una personalità e una voce sempre diversa, tanto da dimenticarsi che ci sia lei a muoverle e a dirigerle.

Il successo delle Clarisse sta spopolando da un po’ di tempo, tanto che ora le porterà fuori dall’Italia! Infatti se siete nei paraggi di Parigi nelle giornate del 12 e 13 giugno al THÉÂTRE DE LA CITÉ INTERNATIONALE,  in collaborazione con Face à Face – Paroles d’Italie pour les scènes de Francenon, avrete occasione di conoscerle!

foto by Matteo Bertelli

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Per tutto il resto la Cuscunà è attiva con tanti altri lavori e, se vi va, vi invito a dare un occhio al suo calendario, che ha come protagonisti donne (Wonder!) partigiani, resistenza, diritti, storie dell’Italia vera!

Fresco fresco debutterà quest’estate il suo nuovo lavoro: SORRY, BOYS Dialoghi sulla mascolinità per attrice e teste mozze. Terza tappa del progetto sulle Resistenze femminili.

Titolo intrigante e molto curioso, ecco dove avrete occasione di vederlo:

PRIMO STUDIO
2 agosto 2015
Centrale Fies, Dro (TN)
29 agosto 2015
Operaestate Festival, Bassano del Grappa (VI)