Con Sartoria Vico.

Poltrone di velluto verde. Finalmente una domenica illuminata da qualche raggio di sole. Qui con me, le ragazze di Sartoria Vico, marchio milanese tra moda e design, accessori e abbigliamento made in Italy.

CB – Ciao ragazze, come presentarvi a chi ancora non vi conosce?

SV – Quattro designer con un debole per gli abiti intelligenti e, possibilmente, monometrici.

CB – Quando e come nasce il progetto Sartoria Vico?

SV – Nasce dalla voglia di disegnare abiti esteticamente armonici, utili, funzionali, interpretabili e che durino nel tempo, oltre le tendenze di stagione e oltre i cinque lavaggi. È la collezione da sempre sognata e mai trovata.

CB – Quando l’avete lanciata?

SV – La prima “Wool Collection” di accessori in maglieria viene lanciata nell’inverno del 2005: pochissimi pezzi, per lo più unisex, tra cui alcuni fatti a mano. Ad oggi il marchio si è evoluto in molti aspetti, ma rimane immutato l’approccio progettuale secondo i dettami del buon design, la selezione di filati naturali, la produzione made in Italy e la voglia di sperimentare.

CB – Come e dove avviene la realizzazione dei capi? Siete in quattro e ognuna di voi ha compiti differenti? Come vi coordinate per la scelta dei capi da realizzare, la scelta dei materiali, dei colori?

SV – Ognuna di noi si occupa di un aspetto diverso del marchio: produzione, stampa, comunicazione e commerciale, mentre alla parte creativa e di ricerca si lavora assieme a quattro teste e otto mani. La linea Sartoria Vico ha una forte componente timeless a cui si aggiungono, di stagione in stagione, nuovi pezzi che vanno a caratterizzare la collezione. Le proposte dei nuovi capi arrivano dalle più svariate ispirazioni, spesso sono re-interpretazioni di accessori del passato, altre volte sono trasformazioni di capi contemporanei. La nostra aspirazione è proporre capi a cui affezionarsi che restino attuali pur attraversando stagioni, mode ed età. La gamma di colori che proponiamo conta dai tre ai cinque colori oltre al nero e si caratterizza per una dominante di colori morbidi e polverosi con una punta di pazzia: un colore puro, saturo e squillante.

CB – Ci sono dei capi nelle vostre collezioni che sono multifunzionali. Cosa vi ha ispirato?

SV – Il nostro capo simbolo, nonché best-seller dell’inverno, è lo sciarpone: trattasi di sciarpa over-size dotata di maniche. Puo’ essere indossata coma sciarpa semplice, oppure avvolta intorno al corpo in modo da diventare un copri spalla. Racchiude tutte insieme le caratteristiche che deve avere un capo Sartoria Vico: semplice, funzionale, armonioso, interpretabile, basico. La cappa è un altro capo semplicissimo ma trasformabile e si può indossare anche come un kimono, grazie ad una fascia che funge da pettorina o cintura.

CB – Da dove nasce la vostra ispirazione?

SV – La nostra ispirazione nasce dall’osservazione degli abiti e dei modi in cui si possono indossare, dall’analisi di cosa manca a un accessorio per essere perfetto. A volte riprendiamo capi del passato per reinterpretarli in chiave contemporanea mantenendo l’essenza e la funzionalità.

CB – C’è, invece, uno stilista/artista con il/la quale vi piacerebbe collaborare?

SV – I Droog e Hella Jongerious rappresentano quello che intendiamo per buon design e un certo modo di progettare logico e ironico che sentiamo molto vicino.

CB – Quali novità avete in serbo per la prossima collezione?

SV – La piccola novità dell’inverno scorso è stata la Baby Wool Collection, ci piacerebbe continuare su quella strada.

CB – Dove si possono acquistare le vostre creazioni?

SV – Sartoria Vico è presente in diversi punti vendita in Italia ed Europa e sul nostro shop on-line. Tutte le informazioni sono sul nostro sito.

CB – Un dipinto, un film, un disco o un libro che ritenete essere una “cosa bella” e che in qualche modo ha cambiato il vostro modo di vedere le cose.

SV – Specie di Spazi di Perèc è un libro bellissimo, da rileggere una volta all’anno, aiuta a cambiare punto di vista e ad osservare piccolissime cose con occhi diversi. L’abbiamo letto tutte forse suggerito da un qualche professore del Politecnico, ma poi l’abbiamo ri-letto a periodi alterni. Poi tutti i libri di Munari su arte, design e fantasia. Un film bello e poetico che abbiamo visto e ri-visto di recente: Big Fish. Su dipinti e musica siamo un po’ meno allineate…Verrebbe fuori un elenco infinito e disomogeneo di canzoni, artisti, illustratori, a seconda anche dell’umore, del momento. L’ultimo concerto a cui siamo andate assieme però te lo posso dire: Gianna Nannini, abbiamo cantato a squarciagola!