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Ci sono film che passano inosservati. Spesso i loro registi li hanno cullati, come bambini, al fine di renderli pronti ad uscire nel mondo. Alcuni li vedono e gli dicono “Bravo, farai strada”, ma di quel commento non rimane che una medaglia impolverata. Chiusi in Cinema di second’ordine, per poco tempo e poi cacciati via, snobbati dal pubblico che ne ignora gli attori, i paesi di provenienza, lo sguardo sul mondo.

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Il segreto dei suoi occhi, dell’argentino Juan Josè Campanella, è uno di questi film. Sebbene abbia vinto l’Oscar come miglior film straniero, in Italia è passato quasi sotto silenzio, confinato in poche sale ai margini della città, senza un’adeguata promozione, condannato a diventare argomento di conversazione in un’elite di pochi cinefili snob, come se la bellezza fosse appannaggio della minoranza.

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E invece ci sono film che vanno visti, e questo è uno di loro. Magari il nome di chi l’ha diretto non vi dice nulla, magari i volti dei suoi protagonisti – Ricardo Darìn e Soledad Villamil – non vi attraggono come quelli degli aitanti protagonisti dei blockbuster, magari questa storia di passione, delitti, amicizia e vendetta nell’Argentina della dittatura vi sembra pesante, carica, deprimente.

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Vi assicuro che non è così. Perchè questa è la Storia ed è una storia universale e voi avete il dovere di guardare. Guardate la tragedia dell’amore violento e poi di quello taciuto, che appare sul pelo della superficie delle cornee, come un guizzo, e poi prende un treno e se ne va. Guardate cosa ha fatto il potere ai suoi figli, uomini e donne di buona volontà improvvisamente capaci di divenire carnefici e assassini. Guardate l’amicizia che tira fuori l’anima da un bicchiere, in un bar fumoso, e in cambio ottiene riconoscenza universale e allegria.

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Guardate e ditemi che vi lascia indifferenti, che non vi fa piangere, voltare dall’altra parte, ridere a crepapelle, pensare. Perchè è questo che fanno i buoni film, mentre continuano a guardarci, con un segreto negli occhi e aspettano fuori dalle porte dei Cinema che qualcuno li faccia entrare. Questa è la storia di un amore, di un ossessione e di un Paese che appare nelle infinite pieghe dell’animo umano, con tale sincerità e completezza da lasciarci spiazzati. Ed è per questo che non può essere ignorata.