Questi piccoli granelli, più o meno fini, che esaltano la sapidità dei nostri piatti non sono affatto di poco conto. È importante scegliere la giusta tipologia, capire quanto sale realmente ci serve e che problemi di salute può darci un suo utilizzo scorretto.
Il sale può essere estratto delle risorse minerarie terrestri, ma la tecnica di produzione più classica resta quella che avviene nelle saline dove si fa evaporare l’acqua di mare e nelle quali si esegue la raffinazione per selezionare solo il cloruro di sodio. Ho avuto il piacere di visitare le saline siciliane tra Trapani e Marsala e consiglio a tutti di visitarne una un giorno nella vita, osservare la produzione e riempirsi gli occhi di quelle magnifiche distese bianche.

Italia, Sicilia, Trapani, Marsala - photocredit: Loris Silvio Zecchinato via Flickr

Italia, Sicilia, Trapani, Marsala – photocredit: Loris Silvio Zecchinato
via Flickr

Ciò che tutti sappiamo è che

il sodio contenuto nel sale ha effetti sulla pressione arteriosa: un eccessivo utilizzo favorisce l’ipertensione e la ritenzione idrica.

Questo perché aumenta la pressione richiamando sangue nei vasi sanguigni. Tenendo conto che l’ipertensione è una delle malattie metaboliche più diffuse con una prevalenza in Italia che supera il 20%, un uso moderato del sale è d’obbligo e migliora la funzionalità del cuore, dei reni e dei vasi stessi. Qual è quindi la dose consigliata?

I livelli raccomandati di sodio corrispondono a meno di 2 cucchiaini al giorno!

Al di là della quantità aggiunta consapevolmente durante la preparazione dei piatti compriamo spesso alimenti caratterizzati da un grande contenuto di sale. Questi gli alimenti da limitare:

  • salumi
  • formaggi
  • pizza
  • snack salati
  • cracker
  • grissini
  • salsa di soia
  • capperi
  • dado per brodo
  • salse
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Patatine – photocredit: zero.the.hero via Flickr

Alimenti con poco (o senza) sale sono invece

  • pesce
  • frutta
  • verdura
  • uova
  • latte
  • olio

Ma non preoccupatevi di una possibile carenza di sodio perché è estremamente rara e di solito collegata ad un eccesso nelle perdite attraverso la sudorazione o per diarrea cronica.

Non esiste solo il classico sale di cucina composto  esclusivamente da cloro e sodio, in commercio traviamo svariate tipologie che spesso possono confonderci. Vediamole insieme.

salt shaker - Photocredits: Karin Christner via Flickr

salt shaker – Photocredits: Karin Christner via Flickr

Il più salutare

Il sale integrale è meno raffinato o totalmente non raffinato. Contiene altri minerali come lo iodio, il magnesio, lo zolfo, lo zinco, il rame e il fosforo. Queste componenti riducono la percentuale di sodio presente nel prodotto.

Il più terapeutico

Il sale iposodico consigliato a chi soffre di ipertensione ha un maggior contenuto di potassio rispetto al sodio. Esistono anche tipologie definite asodiche totalmente prive di sodio.

Il più italiano

Il sale iodato è la tipologia più diffusa in Italia in seguito alle campagne promosse dal Ministero della Salute per prevenire le patologie legate al malfunzionamento della tiroide. È un sale comune in cui viene aggiunto lo iodio proprio per combattere la carenza iodica causa di ritardo mentale e gozzo, patologia fino a poco tempo fa molto diffusa nella nostra penisola.

Il più scenografico

Il sale rosa dell’Himalaya è il sale-bello che deve il suo colore alla presenza di ferro, minerale praticamente assente negli altri tipi di sale.

Salts - photocredit: Larry Hoffman via Flickr

Salts – photocredit: Larry Hoffman via Flickr

Qualunque sia il vostro sale “preferito” bisogna usarlo con moderazione e gradualmente sostituirlo con erbe aromatiche, spezie e il succo di limone per insaporire i piatti.

 

Illustrazione: Nadia Sgaramella per Cosebelle Magazine.