Ilregno_Cosebelle_01

Carrère quando parla parla sempre di sè e per sè. I lettori sembrano essere forse una sorta di effetto collaterale, un contorno di astanti che osservano un soliloquio e ne sono via via conquistati, irretiti alla stregua di un incantesimo. Basta a se stesso dunque Carrére. Pure quando sente il bisogno di spingersi oltre i limiti, di oltrepassarsi, di contraddirsi.

“Scrivo questo libro per cercare di non essere troppo d’accordo con me stesso”, ha detto. E per non essere troppo d’accordo con se stesso parla del tempo (seppur breve) in cui si sentì di credere a qualcosa di soprannaturale che ci governa. Carrére un credente? Sì per tre anni soltanto, dal ’90 al ’93.

Carrère racconta di come è potuto accadere, e mentre lo fa – poiché è un grande scrittore – coinvolge i personaggi più cari alla religione, San Paolo, Luca, Gesù, e ci narra in un libro meraviglioso pubblicato da Adelphi di come sia stato possibile costruire un vangelo. Ecco che attraverso se stesso ci conduce alle origini del cristianesimo mostrandoci – e non poteva essere altrimenti per uno che ama le storie come lui – come alla base vi sia l’ enorme impalcatura di un romanzo, una gigantesca e articolata narrazione collettiva.

I due piani si intersecano fin quasi a divenire indiscernibili, il percorso di fede personale e la grande indagine sul collettivo, poichè sempre in una certa misura privato e pubblico coincidono, specie quando si parla di religione.

E non importa più molto alla fine se c’è un uomo che parla da solo di fede, un matto in mezzo alla strada che a starlo a ascoltare pian piano ci sembra che tutto acquisti più senso, e adesso c’è un gruppetto di gente che si è seduta e ascolta, di come ha trovato la fede e l’ha persa, di un uomo chiamato Gesù, dei suoi amici, una storia trita e ritrita che a sentirla raccontata così, è proprio vero, diventa ogni giorno più bella.