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Illustrazione di Elena Xausa

Il dilemma è atavico e getta in momentanea indecisione ogni buon enofilo. Una volta intrapresa la via della beva, come succede ad Alice nel Paese delle meraviglie, va scelta la porta da aprire. A destra un imponente ingresso a doppio battente, in rovere intarsiato con urlanti teste di moro (per altro perché le teste immortalate sugli usci sono sempre mega sofferenti o deformate? Un viso che accoglie non dovrebbe essere gaudente e rilassato??). E’ carico di storia, trasuda fascino e ha una signorile targhetta in ottone che riporta la parola ROSSO.
A sinistra una porticina di dimensioni minori. E’ di legno grezzo, tinta interamente di bianco latte. Le venature emergono sotto il velo candido, decise ed invitanti, e vanno a creare il testo BIANCO, con carattere corsivo e graziato.
In mezzo il muro è squarciato, lungo una linea ad arco ma lo sguardo non riesce a cogliere il mondo che alberga oltre perché una fitta trama di scintillanti e tintinnanti perline fa da barriera. Si avverte una brezza leggera che fa danzare il velo perlato creando una sorta di melodia, un mantra leggero che suona come BUBBLEBUBBLE.

Non ci sono scelte giuste o sbagliate, il mood del momento è l’animale guida a cui fare affidamento. Il mio oggi è un mulo, e in suo onore (il suo sottocoda regala, sempre e comunque), non posso che lanciarmi verso l’austero portone che mi condurrà nel regno del vino rosso. Indubbiamente il Re della categoria, l’espressione più pura dell’essenza dell’uva. Rispetto al bianco, infatti, ha una struttura organolettica più ricca, contiene maggiori polifenoli dal momento che le bucce, ricettacoli di sostanze nutritive, sono parte integrante del processo di vinificazione. Questa complessità lo rende più adatto all’invecchiamento  e fa sì che il corpo ne assimili l’alcool più lentamente. Con il rosso, quindi, bisogna essere vigili perché si rischia di bere di più per poi accorgersi, dopo, che il livello di ebbrezza è ormai lievitato.

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Scegliete il bicchiere giusto, possibilmente ampio per permettere una più rapida ossigenazione e una migliore apertura dei profumi. Fate roteare il liquido. Lentamente. Godetevi i preliminari, pregustate l’incontro. Analizzate gli archetti per intuire il grado alcolico. Sono lacrime di glicerina, più si commuove, con archetti stretti, più il vino sarà potente. Osservate il colore, sono infinite le sfumature del rosso e hanno poco a che fare con le frustate da best seller umetta mutande. Il mattone è segno di invecchiamento, maturità e quindi complessità, ricchezza. Il rubino denota maggiore freschezza, giovinezza e quindi facilità di beva.
Chiamate in causa l’olfatto. Un bel respiro e via con la danza dei profumi che potranno essere speziati, soprattutto se c’è stato un passaggio in barrique, vegetali e fruttati. Finalmente, carichi di aspettative, gustatelo, lasciando alle papille il giudizio finale su tutti gli indizi raccolti. I calici si susseguiranno scrivendo ciascuno un paragrafo della storia che il vino vi sta raccontando.

Per le sue caratteristiche il rosso reclama a gran voce un accompagnamento gastronomico. Sgranocchiate o divorate qualcosa per non ritrovarvi, tra una favella e l’altra, con le fauci felpate e graziose sgommate cremisi sui denti o sulle labbra (ho una collezione di mirabili foto che mi ritraggono raggiante e in posa plastica –avete presente la Magnum di Zoolander?- carica di aspettative di resa, con importanti sbavature che rendono vana ogni aspirazione estetica). Suggerisco di passare con nonchalance, di tanto in tanto, un tovagliolo su labbra e dentatura così da tenere sotto controllo la situazione.

Nella terra del rosso le possibilità di scelta sono infinite e consiglierei di provarle tutte nel corso della vita così da poter selezionare la vostra playlist preferita. Per patriottismo e per indiscussa ampiezza di scelta direi di partire dalla selezione italiana, possibilmente DOCG, DOC o IGT (sono una garanzia di qualità). Ci sarà tempo per scoprire cosa offre il mondo.
Se l’occasione è easy potete darvi, tra gli altri, al  Merlot o al Cabernet, di qualsiasi regione, al Nero d’Avola Sicilia, al Barbera d’Asti o d’Alba, al Sangiovese o al Montepulciano d’Abruzzo. Ciascuna di queste scelte ben si adatta ad un bicchiere al volo o ad un pasto vario ma tendenzialmente corposo. Se avete voglia di un’esperienza più intensa datevi al Chianti, al Negroamaro, al Refosco dal peduncolo rosso, al Nebbiolo, al Cannonau, al Primitivo di Manduria, allo Syrah Sicilia oppure all’Amarone del Valpolicella. Assicuratevi che ci sia un banchetto d’accompagnamento così da godere al meglio ogni sorso o semplicemente apparecchiate i sensi e godetevi l’esperienza.
Per occasioni incredibilmente speciali, o per farvi un regalo (sono certa che lo meritate) concedetevi il lusso di un Bolgheri Sassicaia, di un Brunello di Montalcino, di un Barolo o di un Barbaresco, di un Nobile di Montepulciano. Sarà un’esperienza da ricordare, specie se condivisa in buona compagnia.

Quale che sia la vostra scelta quando uscirete dal portone di rovere sarete più leggeri, più ricchi di polifenoli, più saggi e, sicuramente, più allegri, anche se non avrete incontrato nessun Cappellaio Matto.