Illustrazione di ELENA XAUSA

Illustrazione di ELENA XAUSA

La bollicina tira, c’è poco da discutere. Partita in sordina in Italia, relegata ai momenti di festa, ha oggi raggiunto l’olimpo enologico e conquista ogni giorno nuovi sostenitori. Protagonista all’aperitivo, fa fine e non impegna troppo, regalando un’aura aristocratica. Si esprime al meglio da sola, con la sua briosa verve che esplode sulla lingua per poi titillare la gola e scemare nello stomaco con vivace scodinzolio. A volte, malauguratamente, coinvolge le narici con prepotenza e in questo caso non regala molto. Ovviamente solo una pollastra della mia specie può regalarsi più e più volte un massaggio nasale gassoso dovuto ad incaute esplosioni di ilarità a bocca piena. Maneggiare battute e gossip con cura al cospetto di coppe colme di spuma perché centrifugare l’amica peluria nasale NON è cosa buona e giusta.
La bolla si presta, inoltre, ad accompagnare con discrezione e vivacità una miriade di alcolici dando vita a sfiziosi cocktail e drinks. Pensate allo Spritz, che vede l’amore idilliaco di Prosecco e Aperol con intrusione di soda e arancia, è espansivo senza essere importante come un Americano o un Negroni, se avete voglia di un preludio stuzzicante.
Anche a tutto pasto le bollicine regalano a patto di optare per un menù poco arrogante, con carenza di animali galoppanti e tripudio di pinne. Le carni, specie rosse, prediligono abbinamenti corposi con vini rossi e bianchi barricati. Mentre il pesce, più delicato al palato, ben si marita con il brio della bolla. Nulla vieta però di provare, potrete scoprire con lo stinco di Gnu vi sale di brutto con un bel Franciacorta o con un Sauvignon Blanc.
La Bollicina, che all’anagrafe è Spumante ma i genitori si sono pentiti della scelta e hanno optato per un naming più moderno (creando non pochi problemi al figlio che ha anche dovuto cambiare sesso), chiama a gran voce un bicchiere adatto per potersi esprimere. Il contenitore perfetto è il reggiseno di cristallo di Maria Antonietta, Giuseppina di Beauharnais e Madame de Pompadour. La leggenda narra, infatti, che la Coppa, divenuta bicchiere principe per lo Champagne, sia stata modellata sui turgidi seni delle tre dame (mi chiedo come sia possibile che tre donzelle avessero una similitudine di minna così marcata). La sua base allargata permette alle bollicine di danzare libere verso la superficie liberando tutti gli aromi e facendo fiorire i profumi. Ottimo è anche lo slanciato Flute che, pur non vantando origini così altolocate, grazie al suo sviluppo verticale permette alle bolle di rincorrersi con più slancio intensificando la spuma e gli aromi.
Perdevi nell’osservare la danza delle catene di gas, il Perlage, che, oltre a portarvi lungo valli incantate, vi darà anche utili informazioni sul vino: il “più” è la parola d’ordine, più catene, più persistenza, più densità sono sintomi di qualità.
Il tratto olfattivo distintivo delle bollicine è la crosta di pane. Non andate in down se non l’avete mai riconosciuta, io non ne avevo la più pallida idea, nonostante avessi inalato ripetutamente calici di vario contenuto. Solo dopo aver appreso il verbo ho iniziato a classificare ciò che, forse per vendetta delle mie narici, mi appariva come odore di formaggio stagionato o polvere, come fumante crosta, grissini, pagnotte, rosette e focacce. ‘E affascinante come l’olfatto sia un senso selvaggio, tutto da addomesticare. Cercate e troverete, sarete inebriati e vi sembrerà di entrare in panetteria. Se per ragioni oscure nutrite dell’astio nei confronti dei croccanti farinacei non disperate, la Bollicina vi regala l’alternativa con vini come l’Asti, il Traminer, il Brachetto che, grazie alle uve aromatiche di provenienza vi proporranno i bouquet tipici e la pagnotta rimarrà in dispensa.
Cheers!

Nota a margine: le bollicine regalano molto, sarete scoppiettanti con papille in fibrillazione ma dovrete mettere in conto anche lieve gonfiore addominale e rutto facile.