C’è stato un passato in cui sul suolo italiano facevano la loro comparsa cosebelle mai viste altrove: prima qui, poi –replicate– nel resto del mondo. Spingersi fino all’Antica Roma, o prima ancora, per stilare un elenco delle bellezze del nostro passato, potrebbe generare sì orgoglio, ma anche tanta commiserazione per gli anni che corrono. E non è proprio quello che avevo mente di fare oggi. Per questo, tenendo con gratitudine la storia al mio fianco, ma restando figlia di questo tempo, vi conduco a Padova, dove la minaccia che incombeva sul “più antico orto universitario del mondo” è divenuta l’espediente per un interessante rinnovamento, nel segno della continuità.

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L’Orto Antico di Padova, in inverno

Correva l’anno 1545 quando l’ Hortus Simplicium, questo il nome originario, venne istituito con un decreto del Senato della Repubblica di Venezia; doveva offrire agli studenti di medicina un luogo per l’apprendimento diretto delle potenzialità delle piante, fino a quel momento affidato al solo esame di disegni botanici. E così avvenne. All’interno dela sua struttura circolare, rimasta invariata negli decenni, l’orto ha progressivamente accolto specie da tutto il mondo, compresi esemplari esotici e rari. Fino a 16.000 differenti coltivazioni hanno popolato questo spazio, un risultato cui ha corrisposto un significativo apporto in termini di ricerca scientifica da parte dell’ateneo padovano, come testimoniato anche dalla vastità della Biblioteca dell’Orto (e dalla bellezza degli erbari redatti). Non è quindi un caso se, già nel 1997, l’Unesco ha riconosciuto questo sito come “Patrimonio dell’Umanità”. Ma, proprio sul finire degli anni Novanta, una minaccia alla falda acquifera dell’antico giardino botanico ha costretto l’Università di Padova a compiere una valutazione sul futuro biologico di questa realtà. In quei anni sono state intraprese una serie di misure a sua salvaguardia, tra cui una legge speciale, l’acquisizione di un’area limitrofa e un concorso internazionale di progettazione per l’ampliamento dell’Orto. A vincerlo è stato l’architetto Giorgio Strappazzon dello studio VS associati, con base nella provincia di Vicenza. E dopo tre anni di lavori, da pochi giorni Padova possiede un Orto Antico e un Orto Nuovo.

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Una galleria lunga oltre 100 metri in acciaio e vetro racchiude le cinque nuove serre, al cui interno sono stati riprodotti altrettanti biomi (ovvero zone della Terra contraddistinte da uniformità climatica e vegetale).  Il visitatore può ora sperimentare, sulla propria pelle e con i propri occhi, differenti condizioni climatiche, dall’umidità delle aree tropicali al freddo estremo dei territori subartici, fino ad apprendere i caratteri della vita vegetale nello spazio, possibile grazie all’apporto tecnologico. Il percorso espositivo è puntellato di memorie e storie, capaci di narrare lo straordinario e longevo rapporto uomo-piante: da elemento base dell’alimentazione a fonte di sollievo per le malattie fisiche e psichiche, da materia per la realizzazione di abiti e oggetti, a simbolo sacro e mitologico. Biodiversità è la parola chiave del nuovo progetto, nel quale una speciale attenzione è stata rivolta alla riduzione delle emissioni inquinanti, all’utilizzo delle fonti rinnovabili, al recupero della pioggia e alla relazione acqua-architettura-verde, in linea con la storia secolare di questo territorio.

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Nell’impossibilità di stilare una classifica delle specie da non perdere, segnalo la presenza delle cosiddette pietre vive, al secolo i Lithops: se nell’immediato non vi è possibile vederle vivo in Namibia, fate almeno un salto a Padova!

Orto Botanico dell’Università di Padova
Dove
Via Orto Botanico, 15 – 35123 Padova

Quando
1 Marzo – 30 Settembre: 9.00-19.00 (dal lunedì al sabato), 10.00-19.00 (domenica e festivi)
1 Ottobre – 31 Ottobre: 9.00-17.00 (dal lunedì al sabato), 10.00-17.00 (domenica e festivi)
1 Novembre – 28 Febbraio: 9.00-15.00 (dal lunedì al sabato), 10.00-15.00 (domenica)
L’Orto botanico resta chiuso il 1 Novembre, 25-26-31 Dicembre, 1 e 6 Gennaio