Un’architettura a supporto della lettura, ma senza libri.

Bologna, via Zamboni 25 ed un dilemma: come inserire le apparecchiature per il funzionamento della biblioteca digitale universitaria in una preesistenza storica di rilievo, le ex Scuderie Bentivogliesche di Palazzo Paleotti? Il progetto in questione, affidato all’ architetto Giovanni Maini dello Studio SGLAB offre il preteste per concludere l’excursus nell’ “architettura dei libri” da un ulteriore punto di vista che va a sommarsi a quelli già presentati nelle settimane scorse. Rispetto agli altri esempi proposti infatti, questo è l’unico caso nel quale affronteremo una tematica connessa con i libri e la lettura, in assenza fisica dei volumi cartacei e del loro ingombro. “I libri dove abitano?” è stata la domanda aperta nel primo contributo su ”l’ architettura dei libri”: i libri vivono ovunque, nelle piazze, nelle librerie domestiche come in quelle con aspirazioni di mobilità, nei mezzi di trasporto opportunamente riadattati, nelle facciate degli edifici. Anche nella biblioteca digitale i libri vivono: è questo il luogo nel quale si manifestano sotto forma di codici alfanumerici, “stipati” in banche dati a cui chiunque può accedere per selezionarli e successivamente visionarli.

Nelle ex Scuderie Bentivogliesche di Palazzo Paleotti, lo Studio SGLAB ha curato la progettazione degli arredi e dei complementi di arredo: l’elemento più interessante dell’intervento che ha interessato un’area di complessivi 750mq, è il nastro rosso che connette le varie postazioni della biblioteca digitale. Il nastro si snoda nelle sale affrescate mantenendo inalterata la sua essenza cromatica e materica e conferendo un’identità di notevole impatto visivo alla biblioteca. Nelle configurazioni che assume nel suo percorso, il nastro assolve con discrezione a diverse funzioni: diventa parete, postazione pc, soglia, portale e desk-reception. Gli accorgimenti che contribuiscono a rendere efficace questa nuova presenza nell’edificio storico, riguardano: gli aspetti dimensionali, l’altezza massima del nastro è pari a 150 cm e di fatto non costituisce un ostacolo alla visione complessiva delle sale affrescate, gli aspetti strutturali, il nastro appoggia su propri piedini che ne distanziano il basamento dal pavimento originario e le scelte materiche. In particolare attraverso la finitura leggermente diafana del materiale scelto si consente la percezione delle canaline elettriche all’interno del nastro, simbolo concreto della “connettività” che sottintende questo elemento di arredo.

Inoltre, nella sala destinata alle postazioni pc, una rotazione degli arredi progettati consente di predisporre lo spazio anche per conferenze ed incontri, secondo una richiesta di adattabilità voluta dalla committenza. Nonostante i vincoli che il cablaggio impone, il progetto supera i limiti imposti, prevedendo una canalina aerea sostenuta da una serie di colonne metalliche sulle quali si innestano contenitori in lamiera predisposti per contenere i case dei PC. Sulle “colonne” sono stati incernierati i piani di lavoro delle postazioni, strutture dotate di sostegni fissi per gli schermi, vaschette portacavi e guaine flessibili per la connessione alla struttura fissa.

Se siete (o sarete) a Bologna e vi interessa accedere a tutti i servizi di questa struttura, ecco i dettagli:

http://www.unibo.it/Portale/Studenti/servizi/Sala_studio_Palazzo_Paleotti.htm

Thanks to Arch. Giovanni Maini e Studio sgLab

Photos Credits: Studio sgLab