e di quelli che lo diventeranno (sob).

Un giorno lontano, tutto quello che oggi ci sembra modernissimo diventerà antiquariato: probabilmente, gli Aifon sembreranno agli occhi dei nostri figli grandi come cabine telefoniche (anche se nemmeno sapranno cos’erano, le cabine telefoniche), e nei musei, invece delle mummie, i ragazzini osserveranno sghignazzando i nostri computer e le nostre auto.

In realtà, tutto questo sta già succedendo: alzi la mano chi di voi non ha mai caricato sui floppy le ricerche delle superiori, chi non è cresciuto con le musicassette e chi non sta usando il mouse per scorrere le pagine di questo blog. Ebbene, come potete immaginare, questi oggetti che pure sono parte del nostro passato recente sono già considerati obsoleti, e la prova sta tutta in questo museo molto particolare: il Museum of Obsolete Objects.

In un’epoca in cui le coppie si separano togliendosi l’amicizia su facebook e le notizie (ma anche le bufale) si trasmettono in cinguettii da 140 caratteri, non stupisce che persino i musei abbiano luogo su internet. A maggior ragione se quello in questione ha l’eloquente nome di “museo degli oggetti obsoleti”, quale miglior modo di farlo nascere, se non su Youtube?

Creazione delle menti sempre all’avanguardia di Jung von Matt, agenzia di comunicazione con sede ad Amburgo, MOOO è composta da una serie di brillanti video nati per illustrare ironicamente, e come se fossero parte di un vero documentario, il funzionamento degli oggetti ormai superati dalla sempre più incalzante tecnologia odierna.

Si va dai ricordi più lontani (l’abaco, l’inchiostro) a quelli più recenti (il vinile, il fax), per arrivare agli oggetti ancora attuali, come la calcolatrice ed il mouse. Una bella idea dal design come sempre impeccabile, ottima per farci sentire già dei vegliardi, ma anche per consolarmi: considerando la mia reticenza a buttare le mie cose, anche quando si rompono irrevocabilmente, mi crogiolo al pensiero che farò fortuna quando il Museum of Obsolete Objects diventerà un luogo fisico oltre che virtuale. Quindi, tutto sommato, probabilmente mai.