Globe Theatre a Londra.

Il Globe Theatre, ricostruito secondo le forme originarie sulla riva sud del Tamigi, non è solo monumento visibile dell’epoca elisabettiana, ma vero teatro dalla ricchissima locandina, oltre che museo, scuola di teatro, scenografia e quant’altro, biblioteca e, naturalmente, negozio (perché il mondo è teatro, ma è il denaro che lo fa girare). Diceva infatti Shakespeare che il mondo è un palcoscenico e gli uomini e le donne attori; e mai come in questi tempi di apparenza mediatica possiamo dargli ragione. Il suo teatro prende il nome appunto dal globo terracqueo su cui noi esseri umani recitiamo ognuno il ruolo assegnatoci.
Se vogliamo credere che esistano dei tratti culturali dei popoli, potremmo chiederci quali culture siano più teatrali di altre, o in che modo lo siano. Forse è vero che esistono popoli melodrammatici, popoli tragici, popoli da commedia romantica, e popoli da farsa. E la Gran Bretagna, e Londra in particolare, quanto e in che modo sono teatro? La dissimulazione è certo parte del modo d’essere britannico; alcuni la chiamano ipocrisia, ma l’arte di nascondere i sentimenti e di non esternare ciò che si pensa ad ogni piè sospinto è vista dagli inglesi come altissimo esempio di educazione e rispetto verso chi ci sta intorno. Viene subito alla mente anche la stravaganza nelle mode, a tratti vera e propria mascherata, dagli anni Sessanta di Carnaby Street ai punk e goth in posa a Piccadilly. Ed è certo inglese quell’attitudine alla commedia, nella forma sottile dell’ironia che permea ogni comportamento ed ogni occasione, anche le più solenni, prevenendo i rischi della pomposità e dell’autoincensamento e salvandoli sempre in corner.