Michail Bulgakov (1938).

Ci basterebbe dirvi che questo romanzo ha ispirato una delle canzoni più sfacciatamente affascinanti di sempre: “Sympathy For The Devil” dei Rolling Stones. Eppure di certo a questo libro non servono raccomandazioni perché voi lo facciate immediatamente materializzare tra le vostre sante manine.

L’autore è Michail Bulgakov, nato a Kiev in Ucraina un po’ prima (ma non troppo) che Mick Jagger fosse concepito, nel 1891, quando scrivere un romanzo sulla visita di Satana a Mosca non doveva essere proprio il più neutrale dei temi. Infatti il testo originale fu mutilato dalla censura con l’accusa di promuovere la Magia Nera e l’esoterismo (il che, in realtà, è abbastanza auspicabile per un libro che parla di Satana).

La trama è complessa: “Il Maestro e Margherita” è infatti un romanzo che narra di uno scrittore di romanzi che brucia la sua opera, una versione riveduta e corretta della Bibbia e poi finisce in manicomio. Ve l’avevamo detto che era complessa. Nel frattempo Satana in persona con al seguito un grosso gatto parlante, un maggiordomo, un sicario e una bellissima strega di nome Hella, crea scompiglio in città facendo ampio e sregolato uso dei propri poteri magici. Ma soprattutto questo libro è la mirabile storia di un amore eterno, quello tra il Maestro e Margherita, che scende a patti col Diavolo pur di sopravvivere.

Michail Bulgakov morì due anni dopo che il suo osteggiato libro fu pubblicato. Lo scrisse alla luce di una candela al numero 10 di Via Sodovaja, proprio nello stesso luogo che nel romanzo aveva immaginato essere il quartier generale del Diavolo.

Ci piace pensare che certe pagine immortali gliele abbia suggerite proprio lui, hope you get his name, con la sua lingua biforcuta. In fondo, suscita una discreta simpatia anche in noi.

Il testo riporta in epigrafe una citazione dal “Faust” di Goethe: “Ma allora chi sei tu, insomma? – Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente compie il bene.”