Moebius alla fondazione Cartier

C’era una volta un autore che decise di essere due. Perché ogni volta che Jean Giraud, 72 anni molto ben portati, diventa Gir, allora è quello di Blueberry, il soldato blu amico degli indiani, che ruba i connotati a Jean-Paul Belmondo; e quando invece diventa Mœbius è quello de L’Incal, il fumetto che per lui scrisse Alejandro Jodorowsky; e di nuovo si chiama Mœbius quello del Garage ermetico, e di Arzach, o Harzach, o Arzak che dir si voglia, il guerriero extraterrestre che viaggia a cavallo di un uccello ibrido, metà macchina e metà animale, tra ciclopi, battaglie e carcasse gigantesche, in un universo senza tempo.

La retrospettiva alla Fondation Cartier di Parigi, la prima di questa ampiezza in patria, ti farà viaggiare nei meandri dei suoi mondi fantastici che, fin dagli anni ’60, hanno ispirato personaggi e scenari di tanti film, magazine e videogame a venire.

Il filo conduttore è la metamorfosi: i personaggi di Mœbius sono pietrificati o si dissolvono, gli uomini si trasformano in donne, i giovani invecchiano di colpo, i corpi sono invasi da lunghi tentacoli.

Nella sostanza la mostra sarà composta da quaderni, tavole originali, dipinti e disegni inediti per un totale di circa 300 opere. Vi sarà inoltre la possibilità di vedere due film in anteprima.

Con i loro paesaggi e personaggi in perenne trasformazione, le sue opere esplorano i confini dell’inconscio e svelano un mondo di immaginazione e fantasia. Attraverso la metamorfosi spesso brusca e inquietante di una figura, Moebius rivela un mondo in cui le apparenze forse non sono così stabili come si potrebbe pensare.

L’immaginario di Moebius, tra surrealismo e fantascienza, è più attuale che mai. Sicuramente una delle mostre da vedere quest’anno.