Ilfarmaco_Cosebelle_01

Serve un farmaco per curare i malati e serve un farmaco per stabilizzare i sani. E’ necessario parecchio liquido di contrasto per rilevare tra due corpi il confine tra interno e esterno e tra male e bene. C’è una guerra tra le corsie di un ospedale, una schermaglia ad evitare il contagio, tra medici e pazienti, degenti e infermiere, che i malati stanno in trincea e gli altri, oltre il confine, in salvo.

Eppure è facile riscontrare uno sconfinamento, perchè non un corpo è uguale a un altro e la malattia ha molte forme, e quella più incurabile a volte colpisce chi tampona la fronte di un altro in un letto d’ospedale. Non c’è niente da fare, non si è più persone, si diventa larve, si diventa animali da abbattere e a volte è una fortuna, un malato è un malato e non gli si chiede altro. Ma chi s’ammala in un modo che le macchine non sanno rilevare, beh, problemi suoi, c’è tutto il resto da fare, non si scappa alla spesa ai mariti esigenti, ai figli piccoli con le loro febbri i loro pianti, agli amanti sadici, ai lavori umilianti, ti becchi tutto, senza esenzioni.

Gilda Policastro indaga per Fandango Libri l’universo della malattia che si diffonde in un claustrofobico ospedale come un contagio e si trasforma presto in perversione. Il farmaco che tutti vanno disperatamente cercando – a costo di subire le più terribili vessazioni – è l‘amore, ricercato in una carezza di un’infermiera, nella sberla di un marito, nella sottomissione di un dipendente, nelle fredde stanze delle chatline.

E a cercarlo nei posti sbagliati l’amore, se esiste, si trova piuttosto un palliativo, come una fiala di tremenda morfina che dà sollievo in un breve istante d’estasi, e poi solo assuefazione, delirio, crisi d’astinenza.

E a quel punto, prova a convincerti, che non sei malato anche tu.