Ilcardellino_Cosebelle_01

Ci sono libri di 50 pagine che non riesci a terminare, e libri di quasi 900 che vorresti non finissero mai. È questo il caso de Il cardellino, l’ultima fatica (vera, dato che la gestazione è durata dieci anni), dell’americana Donna Tartt pubblicata in Italia da Rizzoli. La sua è una scrittura straordinaria che dipinge la pagina, curando le descrizioni nei minimi dettagli, fino a renderle fotografie. Sa mutare di registro e rendere i personaggi talmente sfaccettati e complessi che ci si dimentica il trascurabile dettaglio della loro non-esistenza.

Si potrebbe andar avanti così, per 900 pagine, soltanto per soddisfare il gusto della lettura, ma c’è da dire che pure la vicenda narrata è formidabile, degna delle migliori epopee. C’è un eroe, trasformato da un tragico episodio in un perfetto perdente, sospinto dal fato verso mete lontane eppure attratto in maniera quasi magnetica dal punto di origine, al quale anela di tornare, per completare il cerchio.

C’è un simbolo, un amuleto, il cardellino del titolo appunto, un quadro che si fa magico, insieme vaso di Pandora e ragione di vita, contrassegno di tutto ciò che è prezioso. Allontana la morte un passo più in là.

C’è un amore non corrisposto, mai consumato che resta perfetto e tragico nella sua trasfigurazione ideale. Un amore che non è scalfito dal tempo, irragionevole e eterno, immotivato e proprio per questo intatto, superstite alla prova dei giorni.

E Theo, il protagonista, solo come un cane, che di due strade imbocca sempre quella sbagliata, portato fuori percorso dai venti per tutto il tempo, che sa fallire così bene. Theo che ha un cuore sbagliato, il Vangelo della sua rovina. Risponde in maniera egregia alla domanda che tutti i perdenti si pongono prima o poi:

“Cosa succede se ti ritrovi con un cuore inaffidabile? Se questo cuore ti porta ostinatamente lontano da tutto ciò che è sano per trascinarti invece verso uno stupendo falò di rovina, immolazione e disastro? Se il tuo io più profondo ti conduce cantando dritto verso il fuoco devi voltargli le spalle? Un io che non vorresti avere. Un cuore tuo malgrado”.

Già cosa succede? Ci si aggrappa alla bellezza, come se la bellezza fosse la felicità, e invece essa è come tutte le passioni che ci invadono il cuore, terribilmente crudele. Il cardellino vivrà per sempre e per quanto possiamo consumarci gli occhi a furia di guardarlo, esso è lì per ricordarci che possiamo sempre e solo avvicinarci alla bellezza, ma mai possederla davvero.

Ogni insegnamento rimane a fluttuare nell’aria, non si può strappare dal petto il proprio stesso cuore, ci tocca seguirlo, fin dentro il fuoco.