Morning Parade.

A dire la verità sono un po’ gelosa di questa “mia” scoperta (se così si può chiamare, visto che i signorini sono già in heavy rotation in due canali musicali italiani), ma siccome mi sento particolarmente buona voglio condividere con voi, con quei pochi di voi che non ne hanno ancora sentito parlare, la straordinaria musica dei Morning Parade. Non mi lascerò andare a paroloni – anche perché conosco i miei limiti, soprattutto perché il grosso del lavoro l’hanno già fatto loro, fortunatamente. Se ancora non ci credete, basti dire che con soli due e dico due singoli all’attivo, un album di debutto ancora senza data di pubblicazione – si vocifera che avverrà il prossimo autunno – delle date live sì, ma non tantissime, beh, questi ragazzi da Harlow, nell’Essex (UK) sono già balzati agli occhi attenti degli addetti ai lavori che li definiscono addirittura la next big thing del pop-rock mondiale. E non a caso la Parlophone li ha già messi sotto contratto.

No, stavolta la BBC non se li è filati, forse perché sono usciti troppo tardi per metterli nella lista Sound of 2011 e ci scommetto che per il Sound of 2012 i Morning Parade saranno già belli affermati. Oh, che entusiamo, perdonatemi. Una volta mi è stato detto “quando chiedi scusa, non dire scusa ma, dì scusa e basta”, però credo che non abbia senso quindi vi dico perdonatemi, ma è doveroso. Non che mi auguri che la band diventi oggetto dello sbavo collettivo o di psicopatiche e microcerebri ai concerti, semplicemente meritano un successo grandioso. Nei pochi brani che ho avuto la possibilità di ascoltare c’è un sound immediatamente ricongiungibile ad atmosfere da stadio, ma allo stesso tempo prive di forzature per farle sembrare tali (niente a che vedere con la musica dei Kings of Leon per intenderci, con tutto il rispetto) perché non stiamo parlando di semplice pop-rock. Qui abbiamo una band inglese formata da cinque ragazzi che trasformano inni e melodie dance anni ’90 (era ora!) e le inseriscono con maestria in un rock piacevole e malinconico. La voce di Steve Sparrow ricorda quella di James Walsh (Starsailor) e si sposa benissimo con il resto, dando un’aria ancora maschia e lontanamente grezza (positivamente) allo stile musicale del gruppo. Le tastiere abbondano e ci catapultano in film che devono ancora essere girati, colonna sonora immaginaria di qualcosa di cui si vorrebbe essere protagonisti. Ovviamente ci sentiamo per la recensione all’album, nell’attesa che ci delizino in concerto da queste parti il prima possibile. Per i pigri, nel loro sito ufficiale regalano il download del brano Your Majesty, basta inserire il proprio indirizzo email.

Anche questa volta i proverbi ci azzeccano, il buongiorno si vede dal mattino.