Delphic.

Le sorti non proprio allegre delle decine di band indie-dance non devono aver fermato i Delphic, gruppo di Manchester, dal continuare col genere. Si potrebbe anche dire che non hanno sbagliato ad essere tenaci perchè, indovinate, si sono piazzati terzi nella classifica BBC Sound of 2010. Come i colleghi Two Door Cinema Club, pubblicano dell’agosto 2009 il primo singolo “This Momentary”con Kitsuné Music (FR), che successivamente entrerà nell’album Acolyte, stavolta con Polydor Records, pubblicato nel gennaio dell’anno successivo.  Lo stesso mese intraprendono un tour sold-out nell’isola britannica, con i Mirrors come support act (a proposito, i Mirrors ci garbano parecchio, consiglio vivamente di ascoltarli). Il genere dei Delphic quindi è il solito synth-pop, un po’ new wave (e New Order), mescolato ad una decente conoscenza della dance tedesca anni 80 e contemporanea. Però è il singolo Doubt a confermare la band tra le più interessanti dell’anno, un buon passaggio nelle radio e tv europee, ed un videoclip interessante, tra personaggi che sembrano usciti dal futuro e computer grafica a palate. La canzone e la melodia mi mettono non poco in crisi, da ascoltatrice mediamente fedele dei Klaxons, ogni volta che per puro svago cerco di canticchiarmi nella testa Doubt, inevitabilmente si masha con Echoes, e va a finire che la spunta sempre quest’ultima. Tutto ciò per dire che si somigliano molto, al limite del plagio, e chi abbia copiato chi non si sa, e nonostante ripetuti ascolti di entrambi i brani il casino nella mia testa rimane.

Tutto Acolyte è il classico album che professionalmente definirei “figo”. Di sbavature nemmeno l’ombra, curiosa la trovata di dare una durata media ai pezzi di circa 5 minuti, che per niente pesa, tutti gli episodi del disco hanno senso e collocazione e, da non proprio patita della dance, mi scopro a fare avanti indietro con la testa a mo di piccione su parecchie parti. Le influenze non mancano, dagli anni ’80 come dicevamo, ma anche dalla più recente dance – world music – shoegaze dei Friendly Fires (in uscita il prossimo 16 maggio con il secondo lavoro Pala) o al synth-pop duro e puro dei Metronomy (già trattati da queste parti), o dalle linee di basso di Robyn.

Abbiamo quindi appurato che i Delphic sono impeccabili, al limite della perfezione tecnica e di scrittura, cosa manca infatti è il carattere. Un po’ di umanità, in questi 10 brani che seppur geniali e coinvolgenti non conquistano fino in fondo, non guasterebbe. Il risultato è un lavoro che pure troppo facilmente strappa le mutande agli addetti ai lavori di NME, ma in conclusione cosa resterà della loro musica? Il seguito nel prossimo album.