Le campagne si spopolano per trovare agio in città, le città si spopolano per trovare agio nei social network. Le autobiografie si aprono in cronologie corali, in upload, in citazioni di link che suggeriscono la caducità delle esperienze individuali, dove la storia è fatta di protagonisti silenti. La civiltà che crede religiosamente in Google ha provocato tanti e tali danni in così poco tempo da suscitare diffusi sentimenti di rigetto verso la qualità della vita che avevamo in un recentissimo passato. A una community stressata dai ritmi di vita mediatici, la campagna torna a porsi come alternativa salubre, come ritorno in armonia con i propri cicli biologici e stili di vita disalienati.

Parallelamente cerco “campagna” su google immagini e lui/lei decide di propormi delle immagini pulite, ordinate e scelte per il colore con il quale mi piacerebbe dar forma alla mia parola chiave, descrivendomela a misura del mio abbagliato e smarrito immaginario medio.

Illusa dai jpeg e mossa da qualche vago e sepolto bisogno ancestrale, decido di uscire. Prendo Forlanini e finisco in un campo, dietro casa mia. Dietro casa mia c’è un campo. Ha appena piovuto e l’acro di terra è appena stato arato per l’inverno.Le scarpe che volevo usare per andare a ballare sono da buttare e il tanfo di concime è talmente corposo da passare dalla maglia della sciarpa. Tuttavia mi trovo qui, e non è esattamente l’arcadia di Google. Le tavole non sono a quadretti, i bambini non sono simmetrici e non c’è una bella mamma a stendere la pasta, eppur si muovono.

Scopro così che la campagna non è così distante dalla mia postazione del computer, che esiste un punto di congiunzione tra il territorio urbano e quello agricolo, mi ci hanno portato i piedi. E’ forse qui, o almeno lo è per me, il luogo dove bisogni diversi sono in grado di raggiungere lo stesso risultato ed è assolutamente irrisorio dimostrarmi l’illusorietà di questa identificazione. Questi posti sono esattamente 59 (cascina corba, cascina monastero, cascina lorenteggio, cascina restocco ecc.) e sono sparsi per tutta l’area milanese.

Godetevele prima dell’expo, alcune non esistono già più.

Cascinetta Dubini e la Cà di Passer

A Baggio, in fondo a Via Scanini, un vialetto ombrato da un bel filare di platani porta a questa piccola cascina, formata da una casetta rurale e da un portico.

Cascina Monastero – Via Anselmo da Baggio.

Trasformata in abitazione rurale e divenuta “Cascina”, ai tempi fu abitata da contadini che ne coltivarono i campi circostanti fino agli anni ’50. Sottratta a una speculazione edilizia che ne voleva l’abbattimento, fu acquisita dal Comune negli anni ’60, che la restrutturò e ne fece sede del Consiglio di Zona.

Cascina Restocco

Si trovava in Via Caterina da Forlì, angolo via Tolstoj, ora ci sono i lavori in corso.

Cascina Travaglia

Si trovava in via Bisceglie – Lorenteggio. Cascina Antichissima, tanto che negli anni sessanta, era ancora attiva con una decina di famiglie di contadini ed un centinaio di capi di bestiame.

Images courtesy of Mara Costantini