In certe città non c’è niente che un taxi non possa dirti. La persona che lo guida, il traffico che incontra, il tipo di auto con cui viaggia, quante cose possiamo sapere da un semplice tragitto. Entrare in un taxi è sentire l’odore dell’autista nell’incenso della sua preghiera o del suo cibo, può bastare l’invadenza di un deodorante per ambienti. Le pareti e i tessuti sono impregnati di segnali olfattivi, come entrare in casa di qualcuno, nel suo mondo e in quello della città che lo tiene con sé. E chissà quanti entrano in quella piccola casa ambulante, di giorno o di notte, chi sale e chi scende e lo inonda con la sua presenza. Diventare tassisti è imparare a capire l’altro da uno sguardo, dal gesto delle parole e dei corpi, nell’odore che trasporta. Scendere è raggiungere la meta, e allora ti guardi intorno, lo sguardo sorvola i mattoncini bruniti, i cancelli chiusi, i numeri arrugginiti appesi o dipinti alle pareti.

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Una ragazza incappucciata e sorridente dice che dovrebbe essere proprio laggiù, in quell’edificio bianco, proprio all’angolo tra Wythe e la 11esima, è convinta che sia proprio lì, ieri era aperto. Percorri l’isolato in tutto il suo perimetro, ed eccolo: una vetrinetta piccola e una porta che fatica ad aprirsi. Nessuno sembra accorgersi del nostro arrivo: il giovane rosso continua ad accanirsi al Mac assorbito nelle sue auricolari, l’altro sembra un po’ più vecchio, scartabella tra documenti e computer, ma niente, tanto barbuti quanto indifferenti. Tra meraviglia e perplessità si aprono due file di boccette –Dio solo sa quanto si possano amare quelle piccole bottiglie di vetro- marroni a sinistra, trasparenti a destra. Dentro: il mondo, perché “Scent is life”. Lo disse proprio Christopher Brosius quando gli chiesero di esprimere in tre parole quello che fa.

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Il suo personalissimo showroom di profumi vede la luce nel 2004, dopo una lunga carriera di tentativi ed esperimenti tra arte profumiera, pittura e tanto altro. Sei collezioni, 45 fragranze in eau de toilette -rigorosamente chiamate water perfume– e profumo assoluto; archethype, methamorphosis, secret history, reinvention, sono i nomi delle collezioni che rimandano ad una mente visionaria e nostalgica. “Tutto, tranne non la realtà” sembrano dire le series di Brosius, che si impegnano a riportare i profumi dei nostri dejavù, i desideri, le speranze e le utopie. Perché un profumo cattivo sappiamo subito definirlo: troppo dolce o acidulo, troppo opulento o fuggevole.

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Le fragranze di Cb I Hate Parfume, invece, sfuggono a una facile categorizzazione e trascinano nei meandri del ricordo ormai sopito e della speranza inafferrabile. Pensare a In The Summer Kitchen e vedere una cucina di campagna, col profumo dei frutti e delle erbe dell’orto che si apre fuori la finestra. Le foglie che bruciano e lasciano l’aroma fumoso ed erbaceo di Burning Leaves; l’elegante decadenza di November, oppure M4 A Room With A View, una violetta, romantica e decisa come un incontro che cambia la vita. I desideri più tradizionali non resteranno insoluti, penso a Wild Pansy o a CBMusk, CB I Hate Perfume è una collezione che non può mancare, che non si può non conoscere, tanto più che CB permette di modellare la fragranza sulla nostra figura, per un mélange assolutamente individuale. Insomma, affondare il naso è un’esperienza meravigliosa che prende tutto il corpo. Pronte ad annusare i vostri desideri?