Puntata zero.

Quando state per trasferirvi in una nuova città vi potrebbe capitare di imbattervi nell’amico/familiare/conoscente che vi chiederà “Ma cosa ci vai a fare laggiù, scusa?”

Io ad Anversa ci sono venuta per un’ esperienza lavorativa, senza davvero sapere quello che avrei trovato. Ho chiesto a chi l’aveva già visitata ed a chi aveva letto qualcosa al riguardo, ma nulla di quanto potranno raccontarvi sarà mai paragonabile alla vostra esperienza personale.

Sapevo che ad Anversa si parla il fiammingo, ma ho scoperto che quasi tutti conoscono anche l’inglese ed il francese. Non fatevi ingannare, anche se vi risponderanno che lo parlano poco, probabilmente si esprimono meglio di voi.

Sapevo che i fiamminghi sono considerati piuttosto freddi, riservati e poco cordiali, però ho sperimentato che se il tram che prendi tutti i giorni una domenica decide di cambiare improvvisamente strada, facendoti ritrovare in una sperduta zona portuale, ebbene quando chiedi informazioni potresti incontrare qualcuno così gentile da accompagnarti alla fermata del pullman per il centro e scendere con te, solo per farti vedere che strada devi seguire.

Sapevo che uno dei piatti tipici del Belgio sono le patatine fritte, che in inglese comunemente chiamiamo French fries. Ho scoperto che non devi mai dire una cosa del genere ad un Belga ,potrebbero essere le tue ultime parole, le patatine sono state inventate in Belgio e di questo ne vanno molto orgogliosi!

Sapevo che la birra in Belgio è buona e ne puoi trovare una gamma infinita di etichette, ma ho scoperto che bere una o più Duvel, la cui gradazione alcolica supera gli 8,5 gradi, è causa di un non banale mal di testa, che può compromettere la tua intera giornata lavorativa.

Bene, sappiate che io adesso ad Anversa ci rimango per :

– Mangiare abbondanti porzioni di patatine alla Frituur No 1 in Hoogstraat 1, 24 ore su 24

– Farmi ammaliare dalle vetrine delle molteplici cioccolaterie come quella di Gunther Watté in Steenhouwersvest 30

– Scoprire la moda Belga giovane e indipendente e sognare di poter comprare uno dei costosi, ma decisamente stupendi e anti- convenzionali abiti del negozio/book store/caffè Ra, in Kloosterstraat 13

– Potermi permettere dei vestiti nei vintage e second hand shop di  Nationalestraat

– Bere una birra, una vera birra, cercando di ricordare il nome di quella provata una volta, che iniziava per K o G ma sicuramente nel nome c’era una K, non riusciendoci prenderne un’altra, e scoprire che mi piace ancora di più; tutto questo al De Muze, uno dei più popolari jazz bar di Anversa in Melkmarkt 15.

Insomma, mi immaginavo Anversa  una bella città, ho scoperto che è stupenda.