Se dopo aver letto il titolo di questo post avete immediatamente immaginato un uomo con le gambe incrociate, le dita delle mani unite in particolari posizioni e un “ohm” di sottofondo, dobbiamo fare un passo indietro e scoprire assieme cosa intendo quando parlo di mindfulness e della pratica meditativa ad essa legata.

Per raccontarvi cosa sia nello specifico la mindfulness, citerò le parole di Jon Kabat-Zinn, fondatore della Stress Reduction Clinic e del Center for Mindfulness in Medicine, Health Care and Society presso la University of Massachusetts Medical School (siete arrivati alla fine di tutti questi paroloni inglesi senza perdervi? Sono fiera di voi!):

Mindfulness significa “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante.”

I più spavaldi dopo questa definizione avranno alzato le spalle e avranno immaginato il concetto come qualcosa di molto facile da attuare: ma è veramente così semplice riuscire ad essere presenti nel momento in cui stiamo vivendo in modo compassionevole e non giudicante? Siamo in grado di osservare i nostri pensieri e la nostra vita senza cadere nel loro vortice e perdere completamente contatto con la realtà e con il presente?

Con la speranza che siate arrivati alla conclusione che effettivamente provare questa sensazione non rientra tra le vostre esperienze di vita e magari ho anche suscitato la vostra curiosità, posso svelarvi che da due mesi mi sto avvicinando a questa pratica mentale e sono stati due i mezzi che mi hanno permesso di farlo: la lettura di titoli interessanti – con relativo approfondimento degli autori – e un’app ad aiutarmi nella parte più pratica, dunque quella meditativa, che si chiama Headspace.

Non partite immediatamente con il tipico scetticismo dei giorni nostri, è senza dubbio fisiologico, ma a darvi questi consigli è una sottoscritta piuttosto provata da una cosa, che se detta non morde affatto, e che si chiama disturbo da stress post traumatico, una via di mezzo tra le ferite di una vita non sempre facile e un disturbo d’ansia.

 

 

Iniziamo dai titoli da inserire nella vostra Lista dei Desideri di Amazon.

Se disgraziatamente vi venisse ora in mente di cercare la parola “mindfulness” nella barra di ricerca di Amazon,  probabilmente ci rivedremo solo per augurarci buon anno. Negli ultimi anni difatti, assieme ad hyggae ed altre parole di evidente origine nordica ed impossibili da pronunciare, la mindfulness è stata trasformata in una moda, da qualcuno definita come un tentativo vincente per rendere meno indigesta la pratica meditativa a noi occidentali. Per aiutarvi dunque in questo mare di titoli e di presunti esperti, direi di cominciare il vostro percorso di avvicinamento alla pratica con questi due libri.

  • Mindfulness per principianti, Jon Kabat-Zinn, Mimesis Edizioni

La fonte – avrete oramai capito agli inizi della vostra lettura – è autorevolissima. Il libro è scritto in modo piuttosto semplice e scorrevole, tanto che più che essere diviso in capitoli, è piuttosto organizzato in modo tale che ogni pagina approfondisca un aspetto diverso della pratica, senza dilungarsi ulteriormente e permettendovi così di non perdere facilmente la concentrazione nella vostra lettura. È una guida basilare, ottima per comprendere se la Mindfulness può fare o meno al caso vostro e dunque decidere se approfondirla con altre letture.

Questo libro inizia invece da una storia piuttosto curiosa e speciale: il suo autore difatti – un giovane signore con la testa calva più bella che abbia mai visto e un inconfondibile accetto inglese – ha deciso, nei suoi primi anni di giovinezza ed in seguito ad una serie di avvenimenti non propriamente piacevoli, di abbandonare il mondo civilizzato e diventare monaco buddista; grazie a questa esperienza è riuscito ovviamente ad entrare a contatto con il mondo della meditazione, a scoprirne tutti i vari aspetti ed essere in grado di eccellere nella sua pratica, ma non appena immerso nuovamente nel mondo civilizzato ha compreso che tutta quella conoscenza poteva essere molto più utile se condivisa e la sua storia diventa il mezzo per aiutarci a capire che 10 minuti al giorno possono essere sufficienti e importanti per noi stessi.

Nel caso sia riuscita a convincervi a leggere questo secondo titolo, la scoperta di Headspace ve la sto in parte anticipando e ne scoprirete di più, perchè è ben legata ad Andy, in quanto suo co-fondatore. La app infatti è stato il coronamento del suo progetto di voler avvicinare più persone possibili alla meditazione, attraverso sessioni meditative in cui è la sua stessa voce a guidarci.

 

 

Come si utilizza? Nulla di più semplice! Esistono diversi packs, ognuno di essi dedicato ad un tema differente e raggruppati in diverse categorie: si spazia dalle basi per approcciarsi alla meditazione, fino a quelli dedicati ai più sportivi, da quelli dedicati ai pendolari fino a quelli dedicati ad affrontare temi come l’autostima o l’accettazione. Ne avete di tutti i gusti, ma il consiglio è quello di iniziare dai Basics e al termine di essi, sperando che siate stati catturati anche voi da questa nuova attività da inserire nella vostra routine, potrete liberamente scegliere.

Qualche tasto dolente: la app è completamente in inglese, come anche la voce di Andy che vi guida in ogni sessione di meditazione, nulla di incomprensibile o troppo articolato, ma al momento non è possibile usufruirne nella nostra lingua madre (dita incrociate per il futuro!); la app è gratuita per i primi 10 giorni, che corrispondono alla prima parte dei Basics, successivamente c’è un abbonamento mensile del costo di 12,99 euro.

Comprendo che soprattutto la spesa che vi ho appena presentato non sia il massimo per le finanze e ammetto di essere stata piuttosto dubbiosa anche io inizialmente, ma la pratica che eseguirete ha dimostrazioni scientifiche nella sua efficacia non solo sulla nostra mente ma anche sul nostro corpo: diminuiscono pressione sanguigna e livelli di stress, si riduce il battito cardiaco, si coltivano attraverso la pratica della consapevolezza relazioni più salutari, migliora per fino la nostra acerrima concentrazione. In maniera piuttosto banale e scontata, sapete benissimo che l’unico modo per credere è come sempre provare, in fondo i primi 10 giorni sono gratuiti e l’inglese non è uno spaventoso scioglilingua del Kent.

L’ultimo tentativo di convincimento che posso attuare è quello di mostrarvi uno dei video animati che compariranno nei primi giorni di meditazione, un ottimo strumento per non farvi sentire come dei futuri santoni piuttosto come dei comuni esseri umani.


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Qui i nostri appuntamenti con lo yoga, che aiuta un sacco.