L’anno scorso, per Halloween, siamo stati nel labirinto oscuro che sono le Catacombe di Parigi.
Quest’anno voglio portarvi in un posto in Italia, che probabilmente conoscerete e dove alcuni di voi saranno già stati, ma io no (poverina): il Bosco Sacro di Bomarzo, un luogo fiabesco, esoterico, unico, a tratti spaventoso, conosciuto con altri nomi, tra loro distanti nel significato ma che ne completano l’essenza, come Villa delle Meraviglie, o Parco dei Mostri.

 

 

« Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi. »

Questo parco naturale fantastico, che si estende per circa 3 ettari e comprende una foresta di conifere e latifoglie, fu commissionato dal principe Pier Francesco Orsini (conosciuto come Vicino Orsini) all’architetto Pirro Logorio nel 1547 e fu creato per essere dedicato alla moglie del principe, Giulia Farnese.

Quello che ne è uscito è uno spazio verde popolato da figure mitologiche, grottesche, statue (per la maggior parte in basalto) enigmatiche e architetture impossibili, che hanno affascinato grandi artisti come Salvador Dalí e Johann Wolfgang von Goethe.

Per anni gli storici e i filologi hanno tentato di spiegare questo labirinto di simboli, riconoscendo temi antichi e legati alla letteratura rinascimentale. Ma il perché sia stato così pensato e costruito, quale il motivo, lo scopo, rimane un grande mistero – ed è bello così.

 

© Adrian Moss

 

Inoltre, la disposizione odierna delle opere nel parco non corrisponde a quella ideata da Logorio. Questo perché, dopo la morte dell’ultimo principe Orsini, nel 1585, il parco fu abbandonato e rimase così fino alla seconda metà del ‘900, quando fu recuperato e restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini – sepolti oggi nel piccolo tempio all’interno del parco.

« Tu ch’entri qua pon mente parte a parte et dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per arte. »

Vediamo insieme qualche opera disseminata all’interno del parco, seguendo il percorso definito nel secondo dopoguerra.

  • Ad accogliervi, con iscrizioni di benvenuto, ci sono due sfingi, accoccolate sul loro piedistallo, a guardia del parco.
  • La più grande statua presente nel parco, per questo motivo denominata “Il Colosso”, e quella di Ercole e Caco, che rappresenta una lotta fra i due giganti.

 

 

  • Vicini ai giganti, si trova un gruppo di basalto della Tartaruga e della Balena: una grossa tartaruga che porta la statua di una Nike sul carapace e che fissa una grande balena che sembra emergere dalla terra.

 

 

  • Una delle attrazioni più famose del parco è la Casa Pendente, un piccolo edificio di due piani costruito su di un masso inclinato che provoca vertigini e senso di smarrimento a chi entra e raggiunge il primo piano. Si pensa fosse stata fatta costruire da Giulia Farnese in un periodo in cui Vicino era prigioniero in terra straniera, a rappresentare metaforicamente il rischio. E si pensa anche potesse trovarsi proprio di fronte all’ingresso del parco originale.

 

 

  • Anche la figura dell’Elefante è maestosa e porta sul dorso una grossa torre mentre tiene nella proboscide un legionario romano, quasi a volerlo stritolare.
  • Chiudiamo il nostro tour immaginario con una famosissima figura, forse la più celebre: l’Orco, ovvero un gigantesco faccione di pietra con la bocca spalancata. Questa opera è composta da una stanza scavata nel tufo che ha la bocca dell’orco come porta di ingresso. Una volta all’interno si vedono due panche ed un tavolo. Per la conformazione fisica dell’ambiente, se ci si parla dentro, le voci ne escono amplificate e distorte.

 

Parco-Bomarzo-mostri

Keystone Features : Getty Images

 

Come si arriva a Bomarzo?

In macchina, si percorre l’A1 e si esce ad Attigliano, direzione Bomarzo.

In treno, invece, si scende o alla stazione di Orte Scalo o a quella di Viterbo. Da entrambe partono autobus con direzione Bomarzo.