Nanni Moretti.

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Il film di cui tutti i giornali, blog, programmi televisivi, telegiornali, cinegiornali, critici, vecchietti al bar stanno parlando. Tanto che, alla vigilia della stesura di questo articolo, la domanda è sorta spontanea: “Mi si nota di più se ne parlo con noncuranza, o se non ne parlo per niente?”. Ai posteri l’ardua sentenza.
Ma come si fa a ignorare Moretti? Moretti il grande antipatico, Moretti l’anticlericale, il girotondista, Moretti l’autarchico, Moretti l’impegnato, l’autobiografico, il cinico, l’intellettuale di sinistra, Moretti innamorato della Sacher, della Nutella, delle parole… Nanni Moretti, regista.

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Vale la pena andare a vedere Habemus Papam. Certo, Nanni è cresciuto, non è più lo splendido quarantenne di Caro Diario, eppure ha preso la Santa Romana Chiesa e ne ha fatto la sede di un tragicomico teatro dell’assurdo, imperniato sulla finzione, intriso di surreale, dissacrando tutto il dissacrabile, ma santificando l’Uomo.

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Il cardinale Melville (nella magistrale interpretazione di Michel Piccoli) è l’inquieto responsabile dell’ingresso del dubbio nelle prigioni del Vaticano, suo malgrado Papa, ancor più suo malgrado uomo, dismessa la maschera di quiete fugge nel mondo, alla ricerca di una risposta introvabile: può guidare colui che ha bisogno di essere guidato?
Una domanda spesso bisbigliata, che nasce però urgente come un urlo, rimbomba tra stanze segrete e passando disvela la solitudine che vi alberga, tra alti prelati che ingoiano tranquillanti per riuscire a dormire e uno psicoanalista (Moretti) che sgancia la bomba del darwinismo (“La tremenda verità di Darwin è che nulla ha un senso”) durante il torneo di pallavolo internazionale tra cardinali da lui organizzato. E un Papa che avrebbe voluto tanto fare l’attore, ma non era abbastanza bravo e non lo sarà mai.

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Il tema/problema di Moretti non è la fede, ma l’umiltà, così bruciante in quel Papa che non sa assolvere il suo compito, così perduta dall’istituzione ecclesiastica che, trincerata tra i suoi arazzi, sembra essere ormai impermeabile alla vita.

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Moretti il Castigatore non risparmia nessuno, né la Scienza, la psicoanalisi di un Freud da etichette, né la Chiesa da balletti, da imbrogli, da segreti e da partite a Scopa.
Una fotografia stupenda, la Roma più bella e più crudele, rossa e brulicante di vita al tramonto, onesta, povera, teatrale e sola come mai.

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L’unica soluzione per tutti sembra essere anche la più radicale, ripartire da zero, confondersi tra la folla, in una parola, scomparire.
Caro Nanni, continua così, facciamoci del male.