Guido Catalano è la rockstar della poesia italiana contemporanea.

È riuscito lì dove molti avevano fallito: coniugare versi malinconici e tweet ironici, reading e happening, banalità e futurismo, scrittura e performance, mainstream e nicchia, romanticismo e cinismo.

Piacciano o non piacciano i suoi lavori, il merito di Guido Catalano è quello di aver reso la poesia una cosa “pop”, in una società dove chi non condivide muore o viene dimenticato. Dopo “Ti amo ma posso spiegarti” e “Piuttosto che morire m’ammazzo”, i versi contenuti nella sua ultima raccolta “Ogni volta che mi baci muore un nazista”, pubblicata da Rizzoli, hanno il pregio di parlare a tutti, forse non all’élite letteraria che vuole una poesia “disincarnata” e ostile, e che dovrebbe chiedersi “che cosa vuol dire nel 2017, pubblicare un libro di poesie”?
Negli anni Guido Catalano ha avvicinato un pubblico che (quasi sicuramente) mai avrebbe acquistato un libro di poesie e lo strumento con cui ci è riuscito è stato il web. Infatti tutto è nato nel suo blog e poi si è propagato nei social network, dove gli aforismi di Catalano corrono veloci come un meme fake di Jim Morrison.

guido catalano

Non so rispondere. In un mondo veloce come quello di oggi le parole di Guido Catalano passano e vengono evidenziate da una sfilza di “mi piace”. Forse perché sono furbe, come la sua barba, la pipa e i Ray-Ban o forse, più semplicemente, perché parlano d’amore in un modo che tutti noi conosciamo.

guido catalano

Sarà che lui lo dice meglio questo sentimento, sarà che ci fa ridere, sarà che le parole sono un ritornello che si installa nel cervello e che canticchi tuo malgrado, fatto sta che certe frasi avresti voluto pensarle tu e magari infilarle in un tweet geniale.

Sia come sia, in questo libro muoiono un sacco di nazisti e ci sono un sacco di baci.

“Dimmi qualcosa d’amore, va’”.
“Sei la mia speranza in un mondo migliore, baby”.