C’era una volta Suor Germana.

Una volta i libri di cucina non assoldavano grandi fotografi che ti facessero quasi sentire il profumo dei piatti proposti, erano invece in bianco e nero e spesso senza figure, al massimo qualche disegno qua e là, ma difficilmente si poteva evincere la prelibatezza della ricetta, figuriamoci capire come presentarla nel modo migliore.

Nel nuovo millennio siamo invece invasi da immagini edulcorate di ogni piatto e persino le torte adesso hanno i loro designer.

E’ pur vero che si incomincia a mangiare con gli occhi (e con il naso, aggiungo io), ma spesso ci dimentichiamo della sostanza dei cibi, della loro stagionalità, del loro autentico sapore. Molto più spesso ci dimentichiamo proprio dei cibi nel frigorifero o in dispensa e li condanniamo ad una lenta o agonizzante morte per mancanza di fantasia.

Reduce da un’estenuante pomeriggio in ben tre librerie – settore cucina, c’è da puntualizzarlo? – e dovendo scegliere cosa far addebitare sulla magra carta di credito, alla fine ho scelto due “essenziali” : il già nominato “Peccati di gola” di Luca Montersino (perché le fissazioni vanno curate assecondandole) e una bella scoperta che battezzo seduta stante la mia “personale guida di riferimento sul cibo”.

Trattasi di “Grandi pranzi con gli avanzi” (Comunica Edizioni – 351 pagine in b/n) che ha il bel sottotitolo ” a tavola con gusto e senza sprechi, ovvero noi e il frigorifero in 120 ricette”.

Tra gli autori due grandissimi esperti (Giovanna Ruo Berchera e Paolo Massobrio), 12 dialoghi con dei grandi chef che regalano un personale segreto culinario, e soprattutto tantissimi buoni consigli per fare la spesa mese per mese, per cucinare con fantasia quello che giace inutilizzato dai nostri pranzi e persino tecniche di cottura dei vari ingredienti.

In realtà questa non è che una riedizione del manuale “Avanzi d’autore” che potete trovare da Eataly e spero in molte altre librerie e gastronomie, sfogliandolo mi è subito venuta in mente l’etica e l’estetica di Suor Germana: sobrietà e senso pratico.

Che di questi tempi, signora mia…