Una volta ho sentito dire a Rita Levi-Montalcini che il cervello dell’uomo e quello della donna sono uguali, la loro mente funziona alla stessa maniera. Il resto sono scemenze.

È questa frase nella primissima pagina di Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo di Gabriella Greison a inaugurare una lettura che, credetemi, può cambiare la vostra prospettiva sulle donne nella scienza. La consapevolezza del ruolo della donna all’interno della comunità scientifica cresce sempre di più, ne avevamo le prime avvisaglie già un anno fa parlando del binomio donne e scienza, avvisaglie confermate quando abbiamo raccontato la prima storia importante, quella delle Hidden figures di Margot Lee Shetterley. Con questo nuovo volume edito da Bollati Boringhieri, Gabriella Greison, fisica e giornalista, racconta la vita di alcune delle grandi scienziate del XX secolo: Marie Curie, Lise Meitner, Emmy Noether, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr e Mileva Marić. Fatta esclusione per Marie Curie, sono nomi che ai più non dicono molto e questo libro è l’occasione per rimediare.

Da fisica non ricordo nomi di scienziate fatta eccezioni per rarissimi casi. Il 99% dei teoremi, dei fenomeni fisici, delle unità di misura nella scienza portano il nome di uomini, grandi scienziati e menti. Ho studiato per anni solo scoperte fatte da uomini e parlato un linguaggio al maschile senza nemmeno domandarmi se ci fosse qualcosa di strano in tutto ciò. Per me la normalità era avere a che fare con una storia fatta di uomini, eventualmente si dice che avessero una grande donna alle sue spalle, come contentino, ma niente di più. Le cose cambiano quando si parla di Marie Curie, naturalmente, ma che ne è stato delle altre donne nella storia? Dove è finita la loro memoria? Persa tra le difficoltà del percorso per diventare scienziate, probabilmente, percorso che ha falcidiato più di una mente brillante, salvo rarissime occasioni, molte narrate in questo libro.

A tutt’oggi le scienziate insignite del Nobel sono appena 11 su oltre 500 premi assegnati, e il numero delle donne che rivestono ruoli i rilievo nella ricerca resta esiguo. Eppure le ragazze rappresentano la maggior parte degli iscritti e degli immatricolati all’università […]

I dati sono scioccanti, eppure non ci si riflette abbastanza.

Le protagoniste del libro

Il primo racconto di Sei donne che hanno cambiato il mondo è giustamente dedicato a colei che ha vinto due premi Nobel, per la fisica e per la chimica, la prima a scoprire due elementi della tavola periodica (polonio e radio), colei che per la prima volta ha introdotto nella comunità scientifica la parola radioattività e definita da Einstein “la grande scienziata”: Marie Curie. Inscindibile il suo nome dal marito Pierre, con il quale ha condotto buona parte dei sui studi. Con un piacevolissimo e preciso stile giornalistico Gabriella Greison ci accompagna per mano nella vita della Curie, così come di ogni altra protagonista di questo libro, senza banalizzarla o romanzarla eccessivamente, anzi. Con questo libro poniamo l’attenzione su un particolare inedito: queste 6 donne non sono esseri sovrannaturali, ma donne reali che hanno coltivato con ostinazione e passione il loro raro intelletto, evolvendo e seguendo meticolosamente i passi della scienza. In queste storie il ruolo centrale è quello dello studio e della preparazione e la narrazione giornalistica, mista a nozioni scientifiche, è l’ingrediente necessario per capire al meglio il ruolo delle 6 scienziate nella comunità del loro tempo e in quella attuale.

Tocca poi a Lise Meitner, la madre della bomba atomica, che cambia il suo destino da futura insegnante di francese, unico ruolo concesso alle donne alla fine del 1800. Eppure quando si parla di fisica delle alte energie si nominano solo Enrico Fermi, i ragazzi di via Panisperna, ma Lise dov’è? Perché non me ne hanno mai parlato? Lise Meitner fu ignorata e snobbata a lungo dai colleghi, la sua vita nella Germania antisemita fu ancora più complicata, ma nonostante questo si rifiutò di accettare incarichi per al costruzione della bomba atomica, sebbene fosse giunta alle stesse conclusioni di Fermi, e nello stesso tempo.

Sei donne che hanno cambiato il mondo è un libro affascinante, una narrazione appassionata che racconta eccellenze irripetibili per certi versi, ma non impossibili. Queste non sono storie che scoraggiano, ma danno ancora una lezione sulla morale di questi ultimi anni di nuovo femminismo: la storia ha bisogno urgente di racconti su eroine e donne geniali.

Ci sono, poi, Emmy Noether, la più importante matematica che sia mai vissuta, che lavora per sette anni nel suo staff senza essere pagata perché donna, e Rosalind Franklin, colei che vide letteralmente scippato il riconoscimento che meritava: la scoperta della struttura a doppia elica del DNA e la foto che lo dimostrava, per la quale fu dato il Nobel a James Watson e Francis Crick nel 1962. Hedy Lamarr, invece, fu la scienziata e diva di Hollywood, una autodidatta quando si parla di formazione scientifica, ma nonostante questo capace di diventare l’ispiratrice del moderno sistema di telecomunicazioni. Ed infine Mileva Marić. Nota solo come prima moglie di Einstein, una scienziata di valore che molto probabilmente ha partecipato all’elaborazione e alla scrittura della teoria della relatività generale e agli studi sull’effetto fotoelettrico che diedero al marito, e solo a lui, il premio Nobel nel 1921.

Il lieto fine che ci meritiamo

Il capitolo finale del libro è il lieto fine che ci meritiamo come donne e come scienziate. Gabriella Greison dà spazio alle grandi scienziate contemporanee straniere e italiane (da Amalia Ercoli Finzi a Fabiola Gianotti, direttrice del CERN, passando per Samantha Cristoforetti). E a conquistare il mio cuore di fisica e lettrice un riferimento breve e intenso a Hermione Granger, una delle creature di JK Rowling e della sua saga su Harry Potter, citata come esempio dei personaggi di talento di cui abbiamo bisogno. Perché le donne, come Hermione, sono ambiziose, pedanti, capaci di studiare e impegnarsi, anche più di un uomo se serve

perché sanno che a loro non è perdonato niente, e la strada che devono percorrere è più tortuosa.

Per approfondire

Donne, scienza e quel continuo bisogno di legittimazione

Il diritto di contare, una storia al femminile che tutti dovrebbero conoscere

Gabriella Greison racconta Marie Curie e Hedy Lamarr: Due donne ai Raggi X – Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io, Roma, info biglietti su Ticketone.

 

In copertina: Hedy Lamarr