Una visita a Strawberry Hill.
Secondo l’antropologa inglese Kate Fox, la passione britannica per la visita a nobili magioni, ville, case di personaggi famosi, è il contraltare della ossessione nazionale per la privacy. Cioè, poiché la discrezione è suprema virtù, la possibilità di sbirciare dietro le tendine e oltre il buco della serratura è ritenuta occasione imperdibile. O viceversa, poiché gli inglesi sono in realtà dei grandi curiosi, e sanno di esserlo, si autocensurano con i rigidissimi divieti relativi alla privacy; appena possono, però, ficcano il naso negli affari altrui per osservare stralci di quella vita privata che resta taboo nelle conversazioni e nella socialità quotidiana. Entrare nelle stanze di qualcuno, vivo o morto che sia, non è che malcelato voyeurismo, come leggere un tabloid o una biografia piccante.

È in questo spirito che ci accingiamo a visitare Strawberry Hill, eccentrica residenza di Horace Walpole, costruita a Twickenham nello stile gotico di cui il propietario si era fatto promotore e portabandiera a metà Settecento.
Vale la pena, se non altro per la dedizione con cui la villa è stata restaurata e viene mostrata al visitatore da volontari presenti in ogni stanza (da far impallidire i nostri ben più significativi musei).

Vale la pena il viaggio fino alla perfieria sud ovest di Londra, per ammirare le torrette gotiche, i caminetti ricamati nel marmo, le trine finto-medievali dei soffitti, le vetrate, le trasparenze di luce, tutto in quel gusto del revival che reinterpreta il passato nazionale per farlo diventare di moda; tutto così stravagante ma insieme antiquario; tutto così tipicamente inglese.