but… see you soon!

Sono passati nove mesi da quando mi sono trasferita da Torino ad Anversa.

Nove mesi vissuti all’estero non sono pochissimi, visto che prima di essi ricordavo a stento l’esistenza di un paese come il Belgio.

Nove mesi sono sufficienti per conoscere una città a fondo, vederla cambiare nei colori e nelle stagioni, camminarci attraverso con il sole (non sempre), con la pioggia (molte volte) o con la neve; nove mesi sono abbastanza per conoscere le strade ma soprattutto ad impararne le scorciatoie; sono abbastanza per conoscere le persone che ci abitano, anche in un paese dove non tutti hanno sempre voglia di parlare e conoscerti; nove mesi sono sufficienti a perdere un telefono e a ritrovare un portafoglio, a comprare una bici, a romperla, ad aggiustarla e a rivenderla, con il pensiero che alla fine è giusto così, che quella bici apparteneva a quella città piuttosto che a te.

Nove mesi possono bastare ad alcuni per imparare a parlare una lingua nuova,  mentre altri si possono accontentare di poche frasi e di comprendere i menù del ristorante; nove mesi possono bastare a farti dimenticare il sapore della vera pizza e della pasta davvero al dente, ma servono anche a ricordarti, una volta tornata, di quanto siano entrambe davvero buone.

Nove mesi possono sembrare tanti quando senti nostalgia di casa, ma appaiono poi come una manciata di secondi quando rimetti insieme i ricordi.

Nove mesi non sono però sufficienti a farti stufare di una città come Anversa, anche quando riassapori l’ odore degli abbracci con gli amici, quando ritrovi l’odore del bucato fresco di tua madre, quando ripercorri le strade dove hai conosciuto persone speciali, dove ci hai riso e pianto, dove le hai salutate, chi per sempre e chi per poco, quando esulti per la tua nazionale insieme a tutta la città, quando ti rammarichi della sconfitta, quando torni a casa davvero stanca e finalmente ti infili nel lettone; perché in fondo in fondo sai che un pezzetto di cuore l’hai lasciato là, tra il vento freddo che maledivi tutto l’inverno, tra i tavolini del tuo bar preferito di cui ancora non riesci a pronunciarne il nome, tra i banchi del mercato al sabato mattina, tra le barche attraccate al porticciolo, tra le casette colorate; e che forse un giorno lo andrai a riprendere.