“Good evening ladies and remaining gentlemen! It’s 2018, marijuana is finally allowed and sexual harassment isn’t.”

Si sono aperti così i Golden Globes 2018 presentati da Seth Meyers e non credo ci sia frase migliore per riassumere lo scenario in cui sono avvenuti.

In segno di protesta contro molestie ed abusi sessuali, tutti i partecipanti hanno deciso di indossare il colore nero – fatta eccezione per la presidente dell’Hollywood Foreign Press Association, Meher Tatna che, per questioni culturali a detta sua, ha preferito il rosso – e un simbolo della neo nata associazione di attrici, registe e produttrici, Time’s Up, volta a combattere questo fenomeno endemico. In prima fila tra tutte c’era senza ombra di dubbio Natalie Portman, che dopo essersi aggiunta al mondo di Instagram per condividere e diffondere il messaggio di Time’s Up, non si è sottratta nemmeno ad un’intervista e ha colto l’occasione di una presentazione durante la cerimonia per far notare l’alta presenza maschile nella categoria dei migliori registi (io lo avevo detto che Greta Gerwig si meritava un posto!).

 

A rendere il messaggio di opposizione ai recenti avvenimenti nel mondo dello spettacolo, alcune delle invitate hanno portato con loro importanti attiviste: Michelle Williams era accompagnata da una fierissima Tarana Burke, senior director di Girls for Gender Equity e fondatrice del movimento #MeToo; Emma Watson ha sfilato con Marai Larasi, direttrice esecutiva di Imkaan, un network inglese di organizzazioni che lavorano per mettere fine alla violenza contro le donne di colore e appartenenti a minoranze; Laura Dern sorrideva a fianco di Monica Ramirez, che combatte le violenze sessuali contro le lavoratrici agricole e spinge per un empowerment delle donne latine; infine, Emma Stone e Billie Jean King, campionessa di tennis interpretata dalla prima ne “La battaglia dei sessi”, hanno percorso il red carpet assieme.

Come avrete capito dall’apertura a metterci il carico da dodici con uno dei discorsi migliori di apertura è stato lo stesso Seth Meyers, che non ha esitato nel tirare fuori il nome dell’elefante nella stanza, Harvey Weinstein.

 

Ma come sono andati i veri risultati di questa importante notte? Direi che si è più lanciato messaggi che consegnato premi.

Dalla televisione al cinema, le scelte non sono state casuali ed ecco che Three Billboards outside Ebbing, Missouri, con una storia incentrata sull’omicidio di una giovane ragazza in seguito ad uno stupro, porta a casa il premio come miglior film drama, migliore attrice protagonista in un film drama (Frances McDormand) e miglior attore non protagonista (Sam Rockwell); allo stesso modo, nel campo parallelo della televisione, a fare incetta è, come tutti pensavamo, Big Little Lies, che conquista il premio come miglior miniserie, miglior attrice protagonista in una miniserie (Nicole Kidman), migliore attore non protagonista in una miniserie (Alexander Skarsgaard) e migliore attrice non protagonista in una miniserie (Laura Dern), e The Handmaid’s Tale con il premio come migliore serie drama, migliore attrice protagonista in una serie drama (Elisabeth Moss).

 

 

Tra un ringraziamento e l’altro, prettamente dedicato all’importanza del ruolo femminile nel mondo dello spettacolo, c’è stato spazio per confermare grandi talenti come quello di Gary Oldman in Darkest Hour come miglior attore in un film drama, Guillermo del Toro con The Shape of Water come miglior regista, James Franco in The Disaster Artist come miglior attore protagonista in un film comedy e Allison Janney in I, Tonya come miglior attrice non protagonista.

 

Se altri si confermano sullo stesso filone della rivalsa femminile su una società patriarcale, come Rachel Brosnahan in The Marvelous Mrs Maisel come migliore attrice non protagonista in una serie comedy e migliore serie comedy (il primo premio per i Palladino!), Sterling K. Brown ringrazia NBC per avere dato spazio alla diversità, mentre Oprah Winfrey accetta il premio Cecil B. De Mille con un toccante discorso che riassume un anno difficile e un senso di rivalsa, già diventato virale. 

 

La gioia più grande della serata è stata sicuramente una bellissima Saoirse Ronan e Lady Bird, che premiano l’opera prima di una creativa e geniale Greta Gerwig.

Immenso dispiacere invece per Luca Guadagnino che non riesce a portare a casa nulla e ci si chiede se non si sia ritrovato con un film bellissimo ma al momento sbagliato. Ci sarebbe da incrociare le dita per futuri eventi e Oscar, ma qualcosa mi dice che le cose non cambieranno molto da qui a fine Febbraio per il nostro connazionale.